Intervista a Paolo Taviani

 

Paolo Taviani, Renzo Rossellini, Florestano Vancini, Manuel De Sica, Gianni Amelio sono alcuni degli straordinari ospiti di “Filmidea - Incontri universitari di cinema”, rassegna coordinata dal Prof. Pasquale Iaccio (con la direzione artistica di Vincenzo Esposito) che si terrà a Mercato S. Severino fino al 29 ottobre. Nove giorni di incontri e di dibattiti, arricchiti, inoltre, dalla presenza di docenti e di esperti cinèphile quali Gino Frezza,  Mario Franco e Giulio Baffi.

Ad aprire le danze è stato il 18 Paolo Taviani, regista (insieme al fratello Vittorio) di capolavori quali “I sovversivi”, “San Michele aveva un gallo”, “Allosanfan”, “La notte di san Lorenzo”.

Di fronte ad una nutrita presenza di studenti, nella “Sala Marco Biagi”, è stato proiettato “Padre padrone”. Prodotto dalla RAI, nel 1977, fu presentato al Festival di Cannes, dove vinse la “Palma d’oro”. Paolo (dei due fratelli è quello senza baffi, né berretto in testa) è un simpatico “toscanaccio” e parla volentieri del suo “vecchio” film.

“Padre padrone” era tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Gavino Ledda. Gavino non venne mai sul set ma una volta gli facemmo vedere la scena nella quale il padre picchia violentemente il bambino che cade in terra e crolla. L’uomo capisce di essere andato troppo oltre, tenta di rianimarlo, non ci riesce ed emette un urlo, credendolo morto. Allora il padre inizia a cantare una nenia dolorosa che giunge anche agli altri pastori. Gavino vide la scena ed iniziò a piangere e solo allora potè sfogare il rancore che aveva accumulato negli anni e che non gli aveva permesso, fino ad allora, di provare pietà per il padre. Anche il padre è una vittima ed è obbligato ad esercitare quel tipo di potere sul figlio. Il padre, poi, noi l’abbiamo conosciuto veramente ed era più “cattivo” di quanto fosse apparso nel nostro film. Era convinto che tutto, anche il romanzo del figlio, fosse un dono divino. Un giorno aprì un cassetto ed iniziò a leggere delle poesie, anche molto belle, che aveva scritto. Dopo, senza battere ciglio, ci disse: “Io non mi vanto come ha fatto mio figlio.” (...)

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

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