Patrice Leconte
Dopo aver collaborato con i Cahiers du cinéma ed aver fatto da assistente nel 1971 a Walerian Borowczyck nel film Blanche, nel 1975 realizza il suo primo film: Il cadavere era già morto. La vicenda, alquanto bizzarra, narra di un uomo assassinato nel bagno da suo fratello gemello che voleva prendere il suo posto alla guida del tram. Negli anni successivi gira una serie di pellicole mai distribuite in Italia: Gli abbronzati (1978) e Gli abbronzati si danno allo sci (1979) Vieni da me, abito da un’amica (1980) Mia moglie si chiama ritorna (1981) Circolate, non c’è niente da vedere (1983) Gli specialisti (1984). Leconte alterna poi alcune pellicole dall’esito incerto e deludente ( Il profumo di Ivonne ,1994), I granduchi, 1996) Ridicule, 1996), Uno dei due, 1997), L’amore che non muore, 2000, Rue de plasir, 2001) ad altre più ironiche e divertenti; Tango (1993) e La ragazza sul ponte (1998). L’uomo del treno (2002).
Regista eclettico e raffinato, dopo aver attraversato il poliziesco e la commedia, diventa il cantore di una certa borghesia malata, incapace di vivere e di provare emozioni e con i suoi film incentrati sul tema del’amicizia e della solitudine, raggiunge il meritato successo di critica e di pubblico.
Incentrati sul tema dell’amicizia sono il divertente e sarcastico Tandem (1987) film con uno straordinario Jean Rochefort (che diverrà una sorta di suo attore feticcio) nei panni di Michel Mortez, un popolare conduttore radiofonico che scorazza per la Francia in compagnia del suo collaboratore tuttofare, il fido Rivetot (un convincente e simpatico Gerard Jugnot). La trasmissione viene soppressa e Rivetot per non ferire Mortez continua a fargli credere che tutto è come prima e che lui è ancora in onda. Ne Il mio miglior amico (2005) Leconte affronta lo steso tema e narra di François (Daniel Auteuil) abile mercante d’arte che ama più gli oggetti che le persone. Il giorno del suo compleanno la sua socia, scommette con lui un prezioso vaso ellenico, se entro dieci giorni non le presenta il suo migliore amico e, Francois, solo come un cane, dopo aver setacciato, inutilmente, la città, s’imbatte in Bruno (Dany Boon) un tassista, ingenuo e buono come il pane. Dopo mille traversie i due diventeranno amici per la pelle.
Dotato di un inimitabile tocco stilistico, levigato e mai eccedente, Leconte ha narrato, come nessun altro il tema della solitudine e di una certa cupa misantropia. E’ del 1990 l’impareggiabile L’insolito caso di Mr Hire, trasposizione sullo schermo di un romanzo di Georges Simenon. Il film racconta di un sarto di mezz’età, schivo e taciturno, bassino e dal colorito cereo, (interpretato da un intenso e toccante Michel Blanc) inguaribile voyeur, che s’innamora perdutamente di Alice, la sua inquieta dirimpettaia, moderna dark-lady che lo accusa di un delitto, compiuto dal suo fidanzato. E’ dell’anno successivo Il marito della parrucchiera una pellicola intimista, carica di struggente melanconia, interpretato da un delizioso Jean Rochefort e da una sensuale Anna Galiena.
Ma,forse, il film che rimarrà più impresso nella mente e nel cuore degli spettatori il suo delizioso Confidenze troppo intime (2004) che narra di Anna una donna il cui matrimonio sta andando a rotoli. Per tentare di rincollare i cocci della sua vita, non le resta che rivolgersi ad uno psicoanalista ma Anna centra il piano (il sesto) ma sbaglia porta e racconta le proprie “confidenze intime” a William Faber (un immenso Patrice Luchini) un grigio e solitario consulente fiscale. Il film è praticamente perfetto e l’elemento intrigante della vicenda è la precoce scoperta di Anna che William non è un’analista ma non fugge via perché ha intuito che è solo e disperato quanto lei ed è in grado di ospitare, in silenzio, le sue riflessioni, i suoi tormenti, le sue perversioni.