Per un modello relazionale della mente
"Le foto di famiglia ritraggono volti sorridenti; nascite, matrimoni, vacanze, feste di compleanno dei bambini... Si scattano fotografie nei momenti felici della propria vita. Chiunque sfoglia un album fotografico, ne concluderebbe che abbiamo vissuto un'esistenza felice e serena, senza tragedie. Nessuno scatta una fotografia di qualcosa che vuole dimenticare..." (Da "One hour foto")
"Quando una casa va a fuoco, cosa è la prima cosa che si mette in salvo, dopo che gli animali e i familiari sono messi in salvo? Le foto di famiglia!..." (Da "One hour foto")
"I miei clienti non se ne rendono conto ma le istantanee sono il loro modo di esorcizzare il passare del tempo. Il diaframma scatta, il flash abbaglia e così fermano il tempo, anche se solo per un istante. E se queste immagini potranno mai avere un significato per le generazioni future sarà questo: io c'ero, sono esistito, sono stato giovane, sono stato felice e qualcuno, in questo mondo, mi ha voluto abbastanza bene, da farmi una fotografia. Quasi nessuno fotografa le piccole cose; il cerotto usato, il gestore della pompa di benzina, la vespa sulla marmellata...ma queste sono le piccole cose che raccontano la vera storia della nostra vita e la gente non scatta fotografie di queste cose..." (Da "One hour foto")
Introduzione
(...) "La famiglia è un'organizzazione complessa di relazioni di parentela che ha una storia e che crea storia (Eugenia Scabini)
"L'individuo in realtà non esiste; siamo tutti frammenti di famiglie che galleggiano, che cercano di vivere" (Karl Whitaker)
La famiglia non esiste in sé: è una rappresentazione dell'immaginario. Ruffiot, sulla scorta delle considerazioni di Kaes sull'apparato psichico gruppale ha concettualizzato, di un apparato psichico gruppale familiare, di uno spazio intermediario, ternario e mediatore (con le caratteristiche di uno spazio transazionale) tra la realtà psichica interna e la realtà sociale esterna. Il gruppo costituito non è solo collezione di individui, ma vero gruppo, con fenomeni specifici, differenti dai fenomeni individuali. La funzione essenziale dell'APGF è quella di contenere gli psichismi individuali. E' la funzione alfa della madre, condivisa da tutti i membri: è la somma delle funzioni alfa di ciascuno. In quanto contenitore esso ha la funzione di alimentare, raccogliere, di metabolizzare le differenti reveries individuali. Come rete d'appoggio, esso assicura continuità, omogeneità e unità alla psiche familiare. Mantiene una corrente psichica profonda che dà il sentimento di essere della famiglia stessa, qualunque siano le distanze geografiche che separano i membri. Per Eiguer: "La famiglia è composta da membri che hanno nel gruppo modalità di funzionamento psichico inconscio differenti dal loro funzionamento individuale". Il sé familiare può definirsi come l'investimento percettivo da parte di ciascun membro della famiglia, che permette di riconoscerla come propria in una continuità spazio temporale. Il sentimento di appartenenza familiare è una delle componenti del Sé familiare. Racchiude i sentimenti che ciascun membro della famiglia prova nei confronti dell'insieme del gruppo; una sensazione di particolare vicinanza, la sensazione di essere considerato e trattato in famiglia in modo diverso che in altri gruppi. D'altra parte questo sentimento d'appartenenza si nutre di percezioni inconsce dovute al riconoscimento di reazioni altrui davanti a un certo modo di dire e di agire. Si tratta di una metaconoscenza sull'interazione, si conosce a priori a cosa bisogna attenersi quando si parla, o in qual modo far reagire l'altro. Uno degli aspetti più interessante di q uesto sentimento è l'impressione che l'altro mi percepisca come qualcuno che faccia parte della famiglia e che ciò non si prova invece con quelli che non sono membri della nostra famiglia." Anzieu nel suo volume "Il gruppo e l'inconscio" propone il concetto di involucro gruppale come metafora dell'io pelle:"Un gruppo è un involucro che tiene insieme gli individui"
Beels e Ferber nel 1969 propongono di classificare i terapisti familiari in "conductors" e i "reactors". Secondo gli autori i "conductors" (Ackerman, Satir, Minouchin) conduicono l'incontro con uno scopo ben definito. Nel gruppo "reactors system purist" (Haley…) l'agente curativo è la manipolazione paradossale del potere. Per il gruppo "reactors/analysts" (Wynne, Boszormeny-Nagy, Framo…) il punto centrale della terapia è la scoperta degli oggetti parziali interni distorti, in particolare, delle internalizzazioni dei genitori e delle loro proiezioni nella famiglia attuale. Freud nel suo scritto del 1908 "Il romanzo familiare dei nevrotici" sottolineava come in una certa fase del ciclo vitale, il mondo emozionale del bambino fosse popolato da una serie di fantasie consce ed inconsce relative ai propri natali:
"Per i bambini piccoli i genitori sono inizialmente l'unica autorità e fonte di fede. Diventare uguale a loro, ossia al genitore dello stesso sesso, diventare grande come papà e mamma è il desiderio più intenso e più gravido di conseguenze di questi anni d'infanzia. Col progredire dello sviluppo intellettuale è però inevitabile che il bambino impari progressivamente a riconoscere le categorie alle quali appartengono i genitori. Viene a conoscere altri genitori, li confronta con i propri e acquista così il diritto di dubitare dell'incomparibilità e dell'unicità che aveva loro attribuite. Piccoli avvertimenti nella vita del bambino, che suscitano in lui uno stato d'animo di scontento, gli offrono lo spunto per cominciare a criticare i propri genitori, valendosi in questa presa di posizione, della conoscenza acquisita che altri genitori, per taluni aspetti sono preferibili (…) Intorno all'epoca che abbiamo indicato, la fantasia del fanciullo è assorbita dal compito di liberarsi dai genitori ormai da lui disprezzati e di sostituirli con altri, solitamente di posizione sociale più elevata."
Secondo Freud, il bambino di fronte al crollo delle immagini genitoriali idealizzate reagisce immaginando di non essere figlio dei genitori che lo hanno allevato ma di essere un trovatello, un figlio illegittimo, sottratto con il rapimento o con l'inganno alla sua "vera" famiglia, ricca, illustre, potente e di nobile casato. Nel tempo, il bambino si affranca da questa condizione ed immagina, dopo aver compiuto delle gesta eroiche, di essere ricompensato per la sua "condizione" con la conquista dell'amore, dell'onore, della ricchezza e del potere. In questa relazione, propongo di "rileggere" lo scritto di Sigmund Freud alla luce di due pellicole ("Toto le heroes" e "La vita è un lungo fiume tranquillo") prodotte recentemente.
Thomas: Alfred, devo dirti una cosa…La tua famiglia non è la tua famiglia perché è invece la mia…Siamo stati scambiati da piccoli… I tuoi genitori sono i miei e i miei sono i tuoi. Non se ne è accorto nessuno perché è successo durante l'incendio…Ma è così! La tua macchina, la tua casa sono tute cose mie…
Alfred: Ti giuro che se lo ripeti a qualcuno, tu sei morto. Hai capito? Io ti uccido!
"Quando sarò grande farò l'agente segreto e tutti diranno: "Guardate, è Totò l'eroe, è il piccolo Thomas che è diventato un agente segreto…Papà e mamma saranno fieri di me e proteggerò papà dal cattivo signor….."
Chi parla è Thomas, un bambino di otto anni, convinto di essere stato scambiato in ospedale, subito dopo la nascita, con Alfred il suo vicino, scambio compiuto da un'infermiera durante un incendio nell'ospedale dove si trovava ricoverato. Per questo scambio lui ed Alfred hanno avuto ognuno la famiglia dell'altro. Ma i suoi genitori sono poveri, quelli di Alfred sono invece ricchi. Thomas, ormai anziano, va alla ricerca di Alfred per riprendersi la vita che gli era stata rubata. Ne "La vita è un lungo fiume tranquillo" un'infermiera abbandonata dall'amante medico la notte di natale scambia nella culla due neonati. Accade quindi che la sottoproletaria famiglia Groiselle allevi il biondo figlio dei borghesi e bigotti Le Quesnoy, i quali a loro volta, hanno allevato Bernadette. Scoperto il misfatto, comincia la fortuna dei Groiselle e la degradazione dei "perfetti" Le Quesnoy. Nelle conclusioni gli ribadirò come il "romanzo familiare" sia un fattore positivo della crescita dell'individuo perché stimola la creatività e l'identità del bambino, aiutandolo a differenziarsi e a svincolarsi dai genitori e orientandolo verso figure esterne al nucleo familiare d'origine. "Niente che valga la pena di sapere può essere insegnato"(Karl Whitaker).
Stralcio da "Le nuove prospetive della psicoterapia sistemico-relazionale" - Armando Editore - 2006 a cura di Paolo Gritti ed Ester Di Caprio