
“Persona” di Ingmar Bergman - Svezia- 1965- B/N- Durata 86’
Elisabeth, un attrice famosa, mentre recita l'Elettra si "assenta" per un minuto; è il segnale del suo crollo psicologico che la spingerà a chiudersi nel mutismo più totale. Dopo un ricovero in una clinica, le viene consigliato un periodo di riposo. Alma una giovane infermiera, si prende cura di lei. Nel silenzio della villa, Alma apre il suo cuore alla talentuosa attrice, rivelandole i suoi più intimi segreti. Trascorso del tempo, Alma vorrebbe sentire Elisabeth più partecipe, ma la donna permane "ostinatamente" nel suo atteggiamento di ritiro. Sul finale del film scatterà, l'inevitabile resa di conti. C'è tutto Bergmann in questo film; amare riflessioni sulla vita e la morte, sul mestiere dell'attore e sul cinema. Film asciutto e deciso, girato con un bianco e nero smagliante ed arricchito da "interminabili" silenzi. Le immagini che compaiono all'inizio ed alla fine del film ricordano (forse) allo spettatore la finzionalità del racconto appena narrato. Scritto in una fase di depressione plumbea del grande regista svedese, il film può essere inteso come una metafora estrema di un rapporto terapeutico: paziente che narra la propria vita e l'analista (muto) che ascolta.