
Priscilla, la regina del deserto
di
Stephan Elliott (1994)
Ralph (in arte Bernadette)
(Terence Stamp), transessuale di mezz’età, Mitzi (Guy Pearce), in arte Tick, e
Felicia (Hugo Weaving), in arte Adam, due simpatiche “drag queen”, attraversano
l’Australia a bordo di un camper color rosa, battezzato per l’occasione
“Priscilla le regina del deserto”, diretto ad Alice Spring, una località dove
Marion, l’ex moglie di Tick ha organizzato per loro una tournèe. Bloccate nel
bel mezzo del deserto, a causa di un guasto al camper, sono costrette a
trascorrere qualche giorno in una località sperduta. Dopo aver trascorso una
notte, festeggiando con gli aborigeni del luogo, incontrano Bob (Bill Hunter),
un affettuoso meccanico che allestisce per loro uno spettacolo in un piccolo
locale. Ma gli intolleranti ed omofobi minatori del luogo, non gradiscono la
loro presenza e, dopo averle sbeffeggiate e derise, provano a linciarle. Bob
ripara il mezzo e si aggrega a loro. Giunti ad Alice Spring, Bernadette e
Felicia scoprono che Tick ha un figlio di otto anni, di nome Benjamin che lo
accoglie affettuosamente e non vede l’ora di vederlo esibire sul palco. Lo
spettacolo è un trionfo; Tick resterà al fianco di moglie e figlio e Bernadette
e Bob, innamorati, andranno via insieme.
Pellicola sfacciata, dissacratoria, ironica e divertente che ha fatto scuola per l’umorismo che sprigiona e per la travolgente colonna sonora con brani degli anni Settanta. Elliott spezza la narrazione con dei flashback che ripropongono l’infanzia delle protagoniste e mostra Adam, molestato da piccolo dallo zio e Bernadette che, nel corso della narrazione, a chi le chiede il perché della sua scelta, sornionamente, risponde: “Non ho avuto possibilità di scelta.”