Iipocondrie quotidiane, comuni malesseri esistenziali, spiacevoli sdoppiamenti della personalità e sanguinarie follie omicide sono all’ordine del giorno per il mondo della finzione cinematografica, tanto che per compilare un elenco dei casi psichiatrici in celluloide non basterebbe un Mereghetti. A sintetizzare gli spunti più interessanti della questione ha pensato lo psichiatra Ignazio Senatore col libro Psycho-Cult. Psico-dizionario del cinema di genere, edito da Centro Scientifico Editore. Il volume è stato presentato giovedì scorso alla libreria Fahrenheit 451 dall’autore e dal critico cinematografico piacentino Giorgio Betti.
Senatore è funzionario tecnico presso la clinica psichiatrica dell’università “Federico II” di Napoli, vicepresidente della sezione “Arte, Cinema, Spettacolo e Mass media in Psichiatria” della Società italiana di psichiatria, fondatore e presidente dell’associazione “Eidos-Cinema, Psiche e Arti visive”. Tra le sue pubblicazioni, Curare con il cinema (2002) e Il cineforum del dottor Freud (2004).
Psycho-Cult è una ricerca trasversale, che va dagli anni cinquanta ai giorni nostri attraversando tutti i generi, dalla commedia alla fantascienza, passando per il noir, il western e il giallo-erotico italiano. L’idea dello psico-dizionario è nata dalla visione di alcuni B-movies degli anni sessanta: “Queste pellicole di genere, così cariche di fascino e di mistero, mi avevano abbagliato sia per la poetica e struggente rappresentazione della follia, intesa come un elemento tragico e imponderabile che si abbatte sul singolo protagonista, sia per la raffigurazione della psicoanalisi, letta come una scienza romantica e pioneristica che cerca di scavare nella profondità degli abissi dell’animo umano” spiega Senatore.