Quando sei nato non puoi più nasconderti” di Marco Tullio Giordana – Italia 2005

 

Cinema “ghiandolare” (erotico, pornografico) che libera in circolo ormoni e risveglia sopite passioni; “orecchiabile” (il genere commedia) che non ti fa pensare e che ti aiuta a staccare, per un paio d’ore, la spina dai tuoi problemi; di “cuore” (romantico-sentimentale) di lacrime (melò) di sudore (western) di sangue (horror) di muscoli (azione) ma soprattutto cinema che respira a pieni polmoni e che è fatto, principalmente, di sguardi.

 “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, ultimo film di Marco Tullio Giordana (“I cento passi”, “La meglio gioventù”) appartiene a quest’ultima categoria. Tutto il film, infatti, ruota intorno allo sguardo innocente di un bambino che, in seguito ad un banale incidente, scopre intorno a lui un mondo di inaudita sofferenza.

Sandro (Matteo Gadola) il protagonista del film è un bambino attento e sensibile; suo padre (Alessio Boni) è un ricco imprenditore bresciano e sua madre (Michela Cescon) una donna affettuosa e premurosa.  Il ragazzo parte con il padre ed un suo amico avvocato per una piccolo giro, in barca a vela, nel Mediterraneo. Nel corso della navigazione cadrà in mare e verrà raccolto da una ”carretta” di clandestini. E su quella arrugginita e maledetta imbarcazione stringerà un legame “particolare” con Radu ed Alina, due giovani profughi rumeni. Un finale freddo ed improvviso chiuderà la vicenda.

Seppur supportato in sede di sceneggiatura da Rulli e Petraglia, il film non appassiona ed è privo di quelle invenzioni visive che ti entrano negli occhi e nel cuore. Non convincono i dialoghi, lo scavo psicologico dei personaggi è molto approssimativo e l’aggancio emotivo tra i giovani protagonisti è costruito male ed è quasi del tutto inesistente. Il primo tempo scorre (quasi) senza che accada nulla (un regista indipendente l’avrebbe liquidato con due scene) ed il seguito della vicenda sembra molto pensato, didascalico e scolastico. Manca l’epicità de “Lamerica”, l’angoscia di “Open water”, l’ingenuità di “Cuore sacro” ma, nel corso del film, il tocco del grande regista c’è ed, in qualche scena, esce allo scoperto. Giordana apre alla grande con la magnetica voce di Tom Waits, ma, sul finale, ci spara un pezzo di Eros Ramazzotti e ci regala una scena stucchevole e melensa, da dimenticare.

 

L'Articolo- Redazione napoletana del "L'Unità" - 29-05-2005

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