Intervista a Roberto Herlitzka
“La mia faccia non è rassicurante. Posso fare sia il buono che il cattivo. Il mio primo ruolo al cinema nel film fu ne “La villeggiatura” di Marco Leto ed era quello di un capo manipolo fascista, perfido e cattivissimo. Anche in “Marianna Ucrìa” faccio il cattivo ma ne “Il mnemonista” o ne “L’ultima lezione” non è stato così.”
Esordisce così, un po’ a sorpresa, Roberto Herlitzka, uno degli attori più intensi del cinema italiano. Ospite d’eccezione del “Festival Città Spettacolo di Benevento”, nell’ambito della Sezione Letteratura, il 30 agosto proporrà una lettura dalla “Storia della mia fuga dai Piombi” di Giacomo Casanova. Interprete duttile, colto e sofisticato, Herlitzka ha calcato per anni i maggiori palcoscenici teatrali.
“Nel teatro le cose devono diventare assolute, anche la quotidianità. Tutto deve essere rappresentato perché al teatro puoi vedere solo la quintessenza delle cose, non la loro presenza. Al cinema tutto deve, invece, essere credibile all’istante.”
E mentre ascolti la sua voce che riconosceresti tra mille, il discorso scivola, inevitabilmente, sulle interpretazioni che ha fornito sul grande schermo: asciutte, rigorose, essenziali, prive di quei ghigni e di quei manierismi a cui ci hanno abituato gli attori d’oltreoceano.
“Il cinema lo interpreto in maniera diversa dal teatro. Al cinema mi adeguo ad una naturalezza. Il teatro è la rappresentazione di una naturalezza.”
Nel ripercorrere a ritroso la sua carriera artistica si racconta senza difficoltà, iniziando proprio dal film più “irrequieto” che ha interpretato in tutta la sua carriera.
“Quando Piscicelli mi fece leggere la sceneggiatura del suo “Il corpo dell’anima” mi sono spaventato. Non lo conoscevo e quando l’ho incontrato lui mi ha subito rassicurato sulle intenzioni artistiche della pellicola e mi ha dato da visionare una cassetta del suo film “Immacolata e Concetta”. Quando ho visto il film ho capito che avevo a che fare con un artista e non con un regista di film a luci rosse. Il suo modo di condurre le scene più scabrose è stato delicato, amichevole e tranquillo. Anche da parte di tutta la troupe c’è stato il massimo della collaborazione. La protagonista femminile nel film parla in romanesco ed ha un fare plebeo ed è, invece, una ragazza molto colta ed è laureata in antropologia.“
Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)