Stefano Bottini

Il giornale dell'Umbria" - 26-4-2004

"Cinema e psicoanalisi, matrimonio perfetto"

 

Dottore mi sto separando da mia moglie che posso fare? Vediti Kramer contro Kramer e poi ne parliamo. Oppure: "...ha problemi di alcoolismo?" vedi "Via da Las Vegas". O ancora: "...hai problemi nel mangiare?" guarda "La grande abbuffata". Così recitava un libro di un famoso psicanalista americano di qualche anno or sono. Sarebbe stato bello e semplice, possedere una soluzione filmografica per ciascuna psicosi. Non è così. Lo ha spiegato alla presentazione del suo nuovo libro "Il cineforum del Dottor Freud", Ignazio Senatore. Psichiatra, psicoterapeuta. Funzionario tecnico presso la clinica psichiatrica Federico II° di Napoli. Vice presidente della sezione "Arte, Cinema, spettacolo e Mass media in psichiatria". Presidente e fondatore dell'associazione "Eidos - Cinema, psiche ed arti visive". Presidente della società italiana dello studio dei comportamenti alimentari sezione sud. Segretario del comitato d'ammissione della società italiana di terapia familiare. Ha pubblicato: l'analista in celluloide (1994)  -  L'atterraggio fu dolce come una caramella al latte (1998) - Curare con il cinema (2002). Il libro in questione ha una doppia ambivalenza. La prima parte del libro contiene la schedatura ed il commento di ciascun film, con una struttura chiara e precisa. Il lettore troverà la trama, il commento, il giudizio critico e successivamente il raggruppamento per tipologia rendendo facile la ricerca. Dall'altra consente di avere una guida per la scelta adeguata che porti a rivivere situazioni particolari che interessano lo spettatore. La presentazione di Perugia è stata coadiuvata oltre che da me, da Fabio Melelli, critico cinematografico, pubblicista del quotidiano "L'indipendente", e rinomato saggista. Alla presentazione successiva, tenuta a Spoleto, ha dato il suo contributo Francesco Fioroni, medico-psichiatra e psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico. Il libro è diviso in tre parti. La prima contiene la schedatura analitica di cento film divisi per argomento. La seconda li raggruppa per citazioni e percorsi. La terza contiene interviste a registi ed attori famosi.  
D: Ignazio, com'è nata la tua passione per il cinema?
R: Quando ero piccolo m'accompagnava mio padre. Mi ricordo che venivo trasportato in un mondo che non era il quotidiano, bensì era un mondo fatto dell'altrove. Nel tempo, visto che come psichiatra ascoltavo le storie dei pazienti, non a caso in un capitolo ho definito questa sindrome come "sindrome di Sheherazade". E' la protagonista della prima novella di "Mille e una notte". La storia è nota. Il Visir viene tradito dalla moglie e l'ammazza. Allora giustamente, almeno dal suo punto di vista, per evitare le corna, dopo la prima notte di nozze consuma il rapporto ed ammazza la malcapitata. Nonostante molte morti di giovani donne, Sheherazade decide lo stesso di sposare il Visir ed inizia a raccontargli una storia, appunto le "Mille e una notte". Incanta così tanto quest'uomo che poi alla fine il Visir non la uccide. Le mille storie sono così interessanti che l'appuntamento della morte con Sheherazade è continuamente rinviato. Allora c'è questa connessione, tra il cinema che narra la storie, ed io come psichiatra che narravo o ascoltavo le storie dei pazienti.
D: Quando si vede un film ci si può immedesimare nei personaggi o nelle situazioni. Qual'è il valore terapeutico del film?
R: Ci sono molte interpretazioni psicanalitiche sulle proiezioni nel cinema visto come atto sacrale, la sala buia, il ritornare nell'utero materno, la maschera che ti accompagnava al posto e ti illuminava la via. Tutte queste cose messe insieme portano ad uno stato di regressione. Non a caso Roland Barthes parlava dello stordimento, che ha lo spettatore, quando esce dal cinema. Lui, infatti, parlava di uno stato di alterata coscienza, come se fosse di qualcuno che si risvegliasse dal sogno. Il cinema si prende cura di noi. Per questo il titolo del mio precedente libro "Curare con il cinema". Il cinema non è di per se terapeutico ma riesce a mettere in moto, dentro di noi delle emozioni. Ti può far star bene o male, ti può far ridere o piangere. Lo stesso film però può, in soggetti diversi, creare stati d'animo completamente differenti. In pratica mette in moto dei meccanismi. Il primo è l'identificazione. Quando ero piccolo mi identificavo con Maciste, l'uomo forte che è in grado di affrontare la vita, come fanno i bambini che hanno la pistola di plastica pensando di essere degli eroi. Infatti, hanno bisogno di questo meccanismo di identificazione per incamerare dei modelli genitoriali forti per affrontare il mondo. Non a caso cito nel libro, un film "Toto l'eroes", la storia di un bambino che crede di essere adottato per sbaglio da un'altra famiglia. Secondo lui i genitori biologici reali sono dei genitori ricchi. Per tollerare questa frustrazione sogna di essere "Totò l'eroes", l'eroe. Quindi l'identificazione, anche con tutti quei personaggi, ad esempio, che s'innamorano di belle donne al cinema. Oppure proiettiamo, in altre parole faccio dire all'altro quelle che sono parti di me. Sicuramente il cinema è un carburante importante per la messa in moto dell'inconscio dello spettatore. Nel libro c'è una sezione di Registi che ho messo dove riporta una serie di frasi riferite a cinema e psicoanalisi e di come il cinema mette in moto l'immaginario. C'è ad esempio Eisenstein che dice che il cinema "Ara lo psichismo dello spettatore", oppure c'è chi afferma che "...il cinema fotografa i pensieri". Quindi una serie di riflessioni di vari registi, Woody Allen, Kronemberg, Dario Argento, Bertolucci, Cronenberg, Bellocchio, Fellini, Wim Wenders. Molti di questi Registi sono stati psicanalizzati, e quindi hanno poi un occhio attento alla psicanalisi, che si ritrova nei loro film. Non soltanto quelli che hanno girato film su psicanalisti, ma anche quelli che arrivano diritti all'inconscio e smuovono le coscienze. Non a caso i film recensiti nel libro, circa cento, fanno parte di questa categoria.
D: Ignazio, i film horror si dice che servano da calmierante, in quanto coloro che lo vedono si sfogano in maniera virtuale. Cosa mi puoi dire al riguardo?
R: C'è proprio una cosa che riporto in uno dei miei capitoli. Difatti Hitchcock dice "la paura è una sensazione che la gente ama provare quando si sente al sicuro".  Per esempio ti leggi un libro giallo quando si sta tranquilli nel letto a casa propria. Nel cinema la suspance costituisce nello stimolare una curiosità mozzafiato e nell'instaurare una complicità tra il regista e lo spettatore su quello che sta per succedere. Continua "se quindi facessi una film su Cenerentola tutti cercherebbero il cadavere e se Edgard Allan Poe avesse scritto la Bella addormentata nel bosco tutti cercherebbero l'assassino".  
Prendendo in prestito una frase famosa  potremmo chiedere "La vita è come un film, oppure i film aiutano la vita?"

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