
The corporation di
Mark Achbar e Jennifer Abbott -2004
Sin dai suoi esordi il
cinema ha declinato la sua duplice ispirazione. Da un lato i fratelli Lumiere,
fedeli testimoni della realtà; dall’altra Melies, regista surreale che
arricchiva di trucchi e di trovate fantastiche i suoi film. I primi si
limitavano a fotografare la realtà; il secondo ad inventarne una nuova.
Il documentario
è, dunque, una forma artistica contemporanea alla nascita stessa del cinema.
L’etimo stesso del termine rimanda, infatti, alla produzione di un “documento”
che affonda le radici nella nuda e cruda realtà.
Caduto
un po’ in disuso in questi ultimi decenni, dopo il successo del famoso
“Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, il documentario sta rivivendo una stagione
di grande rilancio. Ne è la conferma “The corporation”, girato da Mark Achbar e
Jennifer Abbott ed uscito in quest’ultimo week-end nelle sale.
Fonte
d’ispirazione il libro di Joel Bakan, professore di diritto alla Universiy of
British Columbia di Vancouver (Canada) intitolato "The Corporation: La
patologica ricerca del profitto e del potere".
Nel volume il
professore propone la tesi che le società di capitali (the corporation) mirano
solo dalle leggi del profitto e che per garantire i loro introiti sono disposti
a travalicare ogni legge etica e morale.
Secondo Bakan
"se le multinazionali fossero studiate come si studiano gli esseri umani, chi ha
avuto l’idea sarebbe considerato uno psicopatico. All’università avevo iniziato
a studiare psicologia ed ho imparato che lo psicopatico è un individuo incapace
di curarsi degli altri. Quando poi ho studiato diritto ho scoperto che: uno le
corporazioni sono trattate dalla legge come persone, hanno personalità; due che
la legge le ha create con l’unico scopo di fare profitto, non esiste autorità o
possibilità di fare altro che questo.”
A sostegno
della sua tesi, il docente cita alcuni esempi significativi. L’IBM, a suo dire,
era coinvolta nella gestione dei campi di sterminio nazisti e forniva delle
macchine che favorivano i torturatori a contare e catalogare le proprie vittime;
in Florida del latte contaminato da un prodotto chimico della Monsanto;
l’appalto del governo locale in Bolivia per lo sfruttamento dell’acqua (compresa
quella piovana). Questi e d altri mille esempi per rimarcare con forza la
scandalosa politica di queste multinazionali del profitto.
Il documentario
(distribuito dalla Fandango) contiene una quarantina di interviste a personaggi
del mondo della cultura; da Noam Chomsky, a Naomi Klein da Druecker allo stesso
Michael Moore.
“The corporation” ha
avuto una singolare gestazione perché, come ha recentemente dichiarato lo stesso
Mark Achbar, è nato contemporaneamente alla stesura stessa del libro omonimo.
Al di là dello
stile adottato quello che colpisce maggiormente in questo volume-documentario è
la constatazione che le corporation hanno assimilato bene i linguaggi dei media
e fiutato in che direzione soffia il vento del consenso globale. Nel corso del
tempo, infatti, esse si sono dotate di un’invidiabile facciata di
rispettabilità. Grazie alla loro (finta) anima progressista e agli “ethic
management” hanno iniziato a devolvere quote dei loro profitti per delle cause
ritenute “politicamente corrette”. Un esempio? La preservazione della foresta
amazzonica. “La classe operaia va in paradiso” recitava un vecchio film di Elio
Petri. Quella delle multinazionali va spedita (al più presto) diritta
all’Inferno.
Recensione pubblicata su L'Articolo- Redazione napoletana del "L'Unità" - 07-11-2004