Intervista a Theo Angelopulos

 

Come nascono i suoi film?

“La creazione è un campo inesplorabile. Il periodo che precede la nascita di un film, io la chiamo “umidità” ed è una certa sensazione di esserci e non, è una apertura. Quando parlo di apertura  intendo quella condizione di una persona che è aperta al nuovo e tutto quello che arriva entra nel film. Sul set è come se ci fosse un atmosfera che circola e che influenza la troupe. Mentre sto girando “Il passo sospeso di una cicogna” ricevo una telefonata di Tonino Guerra che mi dice: “Guarda che nel film ci devi mettere una gallina.” Continuo a scrivere e sento che ho un problema ad iniziare una scena. Ho riflettuto un po’ e mi è venuta in mente la gallina che ha dato quel particolare “quid” alla scena. Il momento migliore è quando andiamo a passeggio, a zonzo.”

Il suo rapporto con gli attori?

“Il volto ideale non esiste. Quando scriviamo pensiamo ad un volto che non esiste. Con Tonino stavamo lavorando alla sceneggiatura de”L’apicoltore”. Avevo pensato a Gian Maria Volontè ma era malato. Allora Tonino mi dice: “Perché non provi con Marcello Mastroianni?”Pensai che era troppo bello ma lo chiamo ed iniziamo a parlare. Volevo respingerlo, volevo che mi dicesse di no ma mentre parlavo sentivo che Marcello assumeva le espressioni in funzione del racconto. Capii che voleva offrirsi come essere umano e non come attore e mentre parlavano della storia vidi che si è anche emozionato ed ho visto i suoi occhi lucidi. (...)

 

Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)

 

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