
Tickets di Olmi, Kiarostami,
Loach - 2005
Chi lo ha detto che il tre è
il numero perfetto? Nel cinema, statene certi, non è assolutamente così. Nel
lontano 1968 “Tre passi nel delirio”, film diretto da Fellini, Louis Malle e
Roger Vadim, c’era un episodio “zoppicante” filmato dall’ex marito di Brigitte
Bardot.
Nel recente “Eros”, girato
da Michelangelo Antonioni, Steven Sodeberg e Wong Kar Way, da dimenticare era
quello del grande Maestro ferrarese. In questo “Tickets”, opera diretta da
Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, da cancellare è, invece, quello
dell’altalenante regista iraniano. In realtà “Tickets” non è un vero e proprio
film ad episodi ed i tre maestri si passano, dolcemente, il testimone, (quasi)
come per non disturbare lo sguardo dello spettatore. L’idea (originale?) è
quella di intrecciare tre storie ambientate in un treno diretto a Roma. Ermanno
Olmi narra di un anziano professore di farmacologia (Carlo Delle Piane) che
scopre, quando ormai è già in viaggio, che Sabine (una luminosissima Valeria
Bruni Tedeschi) ha riscaldato il suo cuore, ormai, in letargo. E proprio mentre
si lascia andare a delle tenere fantasticherie (“La vecchiaia è dover nascondere
i sentimenti per non sentirsi ridicoli”) la realtà irrompe brutalmente. Il
treno, militarizzato è ”infestato” dalla presenza di soldati americani. Uno di
questi, borioso e violento, lancerà in aria il biberon destinato ad un piccolo
immigrato. Ed è solo allora che il professore comprende che in un mondo così
dannatamente schifoso, non c’è più spazio per l’amore e la nostalgia. Nel vagone
ristorante, popolato da ricchi e “distratti” signori, sarà il solo che si
prenderà cura del piccolo, ordinando per lui, un bicchiere di latte. Nell’ultimo
“episodio” (graffiante, arrabbiato, commovente) Ken Loach, ci mostra tre
giovanissimi tifosi del Celtic, in viaggio per Roma per assistere alla partita
della loro squadra del cuore. I ragazzi incroceranno una famiglia di albanesi ed
anche in questo caso scatterà la solidarietà tra i popoli.. Peccato che il
contributo di Kiarostami affossi il film per la metà del tempo, costringendo lo
spettatore ad una mezz’ora e più di insostenibile sopportazione.
Recensione pubblicata su L’Articolo – Redazione
napoletana de L’Unità – 3-4-2005