Un tocco di zenzero di Tassos Boulmentis – 2005

 

“A volte bisogna saper usare le spezie sbagliate per ottenere l’effetto desiderato. Il cumino è una spezie forte. Ti aggredisce. Induce le persone a chiudersi. Lo zenzero è delicato e spinge a guardarsi negli occhi.” Chi parla è l'anziano nonno (Tassos Bandis) gestore di una piccola drogheria di Istanbul, esteta del gusto e del palato ed appassionato di g-astronomia. "La parola 'gastronomo' contiene in sé quella di astronomo. Il pepe è come il Sole, la cannella come Venere, il sale come la Terra. Intorno alla sua figura ruotano Fanis (George Corraface) suo nipotino prediletto (a cui insegnerà tutti i trucchi del mestiere) ed il suo simpatico e numeroso nucleo familiare. Sullo sfondo, i millenari conflitti tra il popolo greco e quello turco, la rivolta di Makarios a Cipro, l’ascesa dei colonnelli greci ed il tenero amore sbocciato tra il piccolo Fanis ed una dolce coetanea. La pellicola è girata con gusto ed è attraversata da un sottile velo di nostalgia, in ragione della deportazione forzata che dovettero subire, nel 1964, i cittadini di origine greca, allora residenti in Turchia. “Nella vita esistono due tipi di viaggiatori; quelli che guardano le carte nautiche e quelli che invece gli specchi. Chi guarda le carte nautiche è in partenza; quelli che guardano lo specchio stanno tornando a casa”.

“Un tocco di zenzero” è un film sinestesico, da assaporare non solo con la vista e con l’olfatto ma con tutti gli altri sensi. Tenero e delicato, per la sua poetica attenzione alla ricerca estetica della cucina e dei sapori rimanda, per certi aspetti, a quelle rarefatte atmosfere che attraversarono “Come l’acqua per il cioccolato”, film messicano diretto nel 1992 da Alfonso Arau. Il regista greco, in questa sua opera prima, sfoggia una gran maestria di stile (le carrellate all’indietro che sfiorano i tetti di Istanbul e delle altre città del Bosforo, in stile “Moulin rouge”) ed un buon taglio di inquadrature. La pellicola è stata candidata alla nomination agli Oscar 2005 come miglior film greco. Il titolo originale è “Politiki Kouzina” termine che assume, a seconda di dove è posto l'accento sulla prima parola, il doppio significato di "cucina politica" o "cucina della polis”.

 

Recensione pubblicata su L’Articolo- Redazione napoletana de L’Unità – 10- 4- 2005

 

 

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