
Tra le nuvole (Up in the
air)
di Jason Reitman con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason
Bateman, Amy Morton, Melanie Linskey, Danny McBride- USA – 2009 – Durata
E’ tempo di crisi ed occorre, senza
indugi, tagliare, i lavoratori in esubero. I ricchi e cinici manager delle
corporation preferiscono però non sporcarsi le mani e s’affidano a dei
professionisti esperti e navigati, accorti a non scatenare ricorsi legali ed le
rabbiose reazioni dei sindacati.
Il quarantacinquenne Ryan Bingham
(George Clooney) è uno dei migliori “tagliatori di testa” in circolazione;
distinto, elegante, disinvolto, senza tradire l’ombra di un’emozione, con aria
partecipe e contrita, aggrotta un po’ la fronte e comunica al malcapitato
lavoratore di turno le inappellabili decisioni dell’azienda. Dopo essersi fatto
scivolare addosso le drammatiche e dolorose storie di chi, si trova,
all’improvviso, senza un lavoro, raggiante e felice, s’imbarca in “business
class”, sul volo successivo insieme all’inseparabile trolley.
Infaticabile lavoratore
(l’ultimo anno è stato in volo 323 giorni) e viaggiatore modello, Ryan
conosce tutti i trucchi per evitare le file in aeroporto e gongola dal piacere,
quando incrocia gli sguardi rapiti delle hostess che, al suo passaggio, lo
salutano con uno smagliante sorriso.
Il suo unico vero
obiettivo? Raggiungere la prestigiosa tappa di dieci milioni di miglia
che gli permetterebbe di ricevere di persona i complimenti del pilota e
dell’equipaggio e di far parte di un club esclusivo di viaggiatori a cui è
riservato, in premio, la scritta del proprio nome su una fiancata di un aereo.
La sua vita di single impenitente, spesa tra anonimi aeroporti, alberghi serializzati ed automobili di lusso prese in affitto, sembra filare liscio fino a quando Craig Gregory (Jason Bateman), il suo capo, rimane affascinato da Nathalie (Anna Kendrick), una giovanissima e rampante neolaureata che, in nome dell’ottimizzazione aziendale, lo convince che è dispendioso far viaggiare i dipendenti da uno stato all’altro dell’America e che si può benissimo licenziare i lavoratori in videoconferenza.
Atterrito all’idea di dover modificare completamente il proprio stile di vita, Ryan suggerisce a Craig che è preferibile, prima di renderla operativa, verificare sul campo la nuova procedura ed accetta, suo malgrado, di scorazzare per gli States al fianco della tenace e volitiva Nathalie.
Durante uno degli
innumerevoli viaggi di lavoro Ryan
allaccia una bollente
relazione con Alex (Vera Farmiga), affascinante e sensuale donna in affari che
vola come lui, senza sosta, da uno scalo all’altro dell’America. Nathalie,
intanto, lasciata dal fidanzato con un sms, va in crisi e bombarda Ryan con
mille domande sulla natura degli affetti e delle relazioni umane, scalfendo, a
poco a poco, le sue granitiche certezze.
Ryan sente che non può mancare al
matrimonio della sorella Julie (Melanie Linskey) con Jim (Danny McBride) e
chiede ad Alex di accompagnarlo. Quel clima familiare, caldo ed accogliente, gli
scioglie il cuore e lo spinge ad immaginare il proprio futuro al fianco della
sua nuova fiamma. Ma Alex è sposata e Ryan è per lei solo una piacevole
trasgressione. Craig, intanto, a seguito di un suicidio di un’operaia, mette da
parte il progetto di Nathalie e Ryan, dopo essersi leccato le ferite d’amore,
riprende nuovamente a volare, senza sosta, sui cieli statunitensi, coronando il
suo agognato obiettivo dei dieci milioni di miglia.
Jason Reitman, figlio d’arte (suo padre Ivan ha diretto gli irresistibili “Ghostbuster”, “I gemelli” e prodotto il cult-movie “Animal house”) dopo il delizioso “Juno”, conquista il pubblico e la critica portando sullo schermo l’omonimo romanzo di Walter Kirn.
In “Up in the air” il trentatreenne regista americano impagina due storie che scorrono parallelamente; una ruvida ed abrasiva, che mostra, impietosamente, la disperazione e la rabbia degli operai che perdono dall’oggi al domani il lavoro ed un’altra, più intima e delicata, che ruota intorno al protagonista che, non essendo mai stato sfiorato dell’idea di sposarsi e di avere figli, sul finale, va in crisi e prova a riempire un’esistenza vuota, fatta solo d’apparenza e di facciata.
Sin dalle prime battute il regista mostra il magnetico ed affascinante protagonista che, nel rivolgersi a dei giovani stagisti accorsi ad una sua conferenza, propone loro una metafora che illustra perfettamente la propria filosofia di vita :
“Avete un nuovo zaino solo che dovete riempirle di persone. Cominciate con le
conoscenze casuali, amici di amici,colleghi d’ufficio, poi passate alle persone
cui affidate i segreti più intimi, i vostri cugini, le zie, gli zii, fratelli,
sorelle, i vostri genitori ed infine vostro marito,vostra moglie, fidanzato o
fidanzata. Fateli entrare tutti nello zaino. Non temete, non vi chiederò ora di
dargli fuoco. Sentite bene il peso dello zaino. State pur certi i vostri
rapporti sono le parti più pesanti della vostra vita. Sentite sulle spalle come
tirano le cinghie, tutte le trattative, le discussioni, i segreti e i
compromessi. Non dovete accollarvi tutto quel peso. Perché non appoggiate lo
zaino a terra.”
Attento a non intrecciare legami affettivi stabili e duraturi, Ryan ha pianificato la propria esistenza tenendosi sapientemente alla larga da amici, colleghi e familiari e quando Alex gli chiede come mai, in tutti quegli anni, non aveva mai pensato di mettere su famiglia, senza scomporsi, le risponde con un disarmante: “Non odio le persone. Con lo zaino vuoto avrei potuto capire meglio cosa metterci dentro.”
Con garbo e leggerezza Reitman ci
mostra gli impercettibili movimenti emotivi del protagonista che, sequenza dopo
sequenza, comprende di essere solo al mondo, di aver intrattenuto con
gli altri solo dei rapporti informali e superficiali e di essere
sempre stato considerato
dai suoi parenti un estraneo.
In quella che é (forse), la scena clou
del film, Reitman ci mostra Jim , alla vigilia del matrimonio, divorato da mille
dubbi se convolare o meno a nozze il giorno dopo.
Julia è a pezzi e Kara
chiede a Ryan di utilizzare, per l’occasione, il suo bagaglio d’esperienza
professionale per convincere Jim a ritornare sui propri passi. Ryan dapprima
nicchia ma poi Kara, a muso duro, gli dice: “Ryan
non sei mai stato presente nella nostra vita, per noi è come se tu non
esistessi. So che vuoi esserci per lei. Beh, ci siamo, è la tua occasione.”
Centrato in pieno dall’amaro
commento della sorella, Ryan intuisce che non può tirarsi indietro e per
dimostrarle il proprio senso d’appartenenza al gruppo familiare va da Jim, lo
ascolta, contiene le sue ansie e preoccupazioni e poi, con aria paterna e
protettiva, gli dice: “Se pensi ai
ricordi più belli, ai momenti più importanti della tua vita, eri da solo?. Ieri
sera, tu e Julia eravate in camere separate? La vita è meglio in compagnia. A
tutti serve un co-pilota.”
Jim, rinfrancato dalle sue parole
corre di volata tra le braccia di Julia ed allora Kara s’avvicina a Ryan e gli
sussurra un affettuoso e caloroso:”Bentornato
a casa”.
Ed è proprio quel “Bentornato
a casa” che scalderà il cuore del protagonista, innescherà la sua
progressiva trasformazione del pro e lo spingerà ad imprimere una
svolta radicale alla propria vita. Sul finale, dopo aver preso atto del
fallimento della propria vita. attanagliato dai morsi della solitudine, si
congederà dallo spettatore con un nostalgico commento fuori campo:
“Stasera molti rientrando a casa
saranno salutati da cani saltellanti e figli che strillano. Il loro coniuge
chiederà come è andata
la giornata e stasera si addormenteranno. Le stelle usciranno discrete dai loro
nascondigli diurni e una di quelle luci, appena più luminosa delle altre, sarà
l'ala del mio aereo che passa.”
Con questa favola
agro-dolce,
Reitman, senza enfasi, svolazzi o strizzate di cuore, sembra
sottolineare, come il protagonista,
dopo aver recuperato il
legame con la propria famiglia d’origine, possa finalmente dare un
taglio ad una vita arida e vuota, vissuta “tra le nuvole” (come il titolo del
film ci ricorda ), lontana dagli affetti e dalle proprie radici.
Pubblicato su www.psichiatryonline.it