
Transamerica
di Duncan Tucker con Felicity Huffman, Kevin Zegers, Elisabeth Pena, Carrie
Preston - USA – 2005 - Durata
Sabrina Ousborne detta Bree (Felicity
Huffman) è un transessuale che si guadagna la vita lavorando ad un
telemarketing. Un tempo si chiamava Stanley e non vede l’ora che Margarteth
(Elisabeth Pena) la sua psichiatra le firmi l’autorizzazione per l’operazione
che di penectomia e vaginoplastica. Tutto sembra filare liscio quando riceve una
telefonata dal carcere minorile di New York; suo figlio Toby (Kevin
Zegers) un adolescente che non vede da anni e che ha sempre ignorato chi fosse
suo padre è nei pasticci. La dottoressa invita Bree a non cancellare il proprio
passato e ad assumersi le proprie responsabilità ed allora lei va a New York, si
spaccia per una missionaria di una fantomatica comunità religiosa, paga la
cauzione e fa scarcerare il ragazzo. Bree spera di poterlo affidare alla madre
ma scopre che la donna si è suicidata in garage con i gas di scarico dell’auto e
che il patrigno, per anni, aveva abusato di Toby. Bree decide di fare un salto
dai propri genitori che non vede da anni. ed in gran segreto, confida loro che
Toby è suo figlio. Il ragazzo scopre la verità e, dopo qualche scambio a muso
duro con Bree, se ne va per la propria strada ma il lieto fine è dietro
l’angolo.
Il regista impagina un classico road
movie dove i due protagonisti, al termine del loro viaggio, non saranno più gli
stessi di prima. Divertente, ironico, un po’ troppo sdolcinato, la pellicola
gioca sul contrasto tra Bree che si comporta da perfetta signora e Toby,
adolescente ribelle e trasgressivo che ha vissuto sempre ai margini della
società, prostituendosi e sniffando coca. Nel corso del film, dopo le iniziali
resistenze, messa di fronte alla realtà Bree non si tira indietro e, dopo
qualche difficoltà, riesce a proporsi
come genitore affettivo e normativo nei confronti dell’irrequieto ed
infelice Toby.
I dialoghi non sono irresistibili, la
narrazione procede in maniera lineare, senza grossi colpi di scena ed è
condita, di tanto in tanto da qualche battuta. La migliore è quella che ci
regala Sidney (Carrie Preston) sorella di Bree che non appena lo rivede dopo
anni trasformata in donna le dice: “E’
talmente strano. Vedo ancora Stanley in te. E’ come se lo avessi passato in un
colino per eliminare la polpa maschile.”
Da segnalare, in apertura del film la
risposta che Bree fornisce allo psichiatra che sta valutando la possibilità di
concederle o meno il parere favorevole all’intervento chirurigico:
“Cerco di confondermi, di non dare
nell’occhio. Credo che in genere si dica; vivere da non dichiarata.. Dopo la mia
operazione nessun ginecologo sarà in grado di trovare qualcosa di anormale nel
mio corpo. Io diventerò una donna. Non trova curioso che la chirurgia possa
curare un disturbo mentale?”. Successivamente Toby scopre che Bre ha degli
attributi sessuali e la definisce “sgorbio biologico” ma un hippy, che hanno
caricato in autostop, gli risponde: “Credo che la transessualità sia una
condizione esistenziale evoluta.”. Lusingata Bree
aggiunge.”Molte società nel corso della storia hanno onorato e venerato
gli individui transessuali; gli zulù, gli Horuba, i nativi americani ci
chiamavano “persone dai due spiriti”; poi sono arrivati i coloni e ci sparavano
a vista.”
Oscar 2006 come migliore attrice
protagonista a Felicity Huffman e come migliore canzone.
Stralcio da “Vero come una finzione” Springer Editore – 2010 di Matteo Balestrieri, Stefano Caracciolo, Riccardo Dalle Luche, Paolo Iazzetta, Ignazio Senatore