|
Titolo: |
Ignazio Senatore |
|
Autore: |
Il cineforum del Dottor Freud |
|
Casa editrice: |
< font face="Verdana,
Arial, Helvetica, Times New Roman" style="FONT-SIZE: 13px">Centro
Scientifico Editore |
|
Prezzo: |
€ 14.50 |
|
Pagine: |
240 |
Esiste ancora la verginità? No, non quella che pensate voi, e viene in
mente per associazione spontanea con il Freud del titolo, e quindi il sesso,
e quindi eccetera. Niente fondamentalismi o integralismi, o imprigionanti
parole collettive. Per introdurre questo libro, vogliamo brevemente
interrogarci su un’altra forma di verginità: quella dello sguardo.
È ancora possibile accostarsi a un’immagine come potrebbe fare una macchina
fotografica, inconsapevoli? O come forse potevano fare gli antichi solcando
i mari, e vedendo profilarsi all’orizzonte una striscia di terra, senza
avere ancora in testa un nome, una lingua? Voglio dire, se andiamo a New
York, è impossibile non avere già dentro la testa e il cuore una nostra New
York, avendola vista al telegiornale, per averne letto nei libri, per averla
vista filmata decine di volte anche solo da Woody Allen (e per tacere di
tutti gli altri).
Le immagini che entrano nei nostri occhi cozzano immediatamente e
dialetticamente con tutto l’archivio che continuamente aggiorniamo, anche
inconsapevolmente. Non è una lamentela, è un fatto. Probabilmente non ha
neanche senso farsi questa domanda. È nella natura stessa della cultura
procedere per accostamenti, e quindi nella natura stessa del comprendere.
Ma le immagini sono soltanto una parte della questione. Nel cinema, che ne è
il nostro principale fornitore, le immagini si succedono una dopo l’altra a
comporre delle storie. E le storie sono uno dei principali mezzi con cui
cerchiamo di organizzare il significato del mondo. Sotto la nostra pelle,
sono sempre lì, in agguato, delle domande fondamentali. Cose del tipo: cosa
ci sto facendo qui? Che senso hanno le cose che sto vivendo? Sto facendo la
cosa giusta?
Il cinema, oltre ad essere un grande serbatoio di immagini, è un’immensa
cantina di storie e di modelli, con cui è impossibile non fare i conti.
Vogliamo delle storie d’amore per consolarci delle nostre, per capire meglio
le nostre, per sognarne altre diverse dalle nostre, per desiderare volti e
corpi diversi dai nostri. E per mille altri motivi ancora. Al cinema
troviamo dei modelli con cui confrontare il nostro giorno per giorno. Non
possiamo farne a meno. Dunque, anche per le cose che viviamo ogni giorno, è
difficile viverle con verginità, senza avere dei modelli e dei riferimenti a
fianco.
È quindi molto azzeccato vedere il cinema come una grande seduta
psicoanalitica collettiva. Ogni film, è in un certo senso anche un viaggio
dentro noi stessi. Il libro scritto da Ignazio Senatore, psichiatra e
psicoterapeuta, ci accompagna. Nella prima parte, suddivide i film secondo i
grandi temi della nostra vita: il cinema e l’analfabetismo affettivo, il
cinema e la ricerca dell’identità, il cinema e le stanze dell’anima… e per
ognuna di queste categorie riporta la descrizione di alcuni titoli
rappresentativi, riportandone la trama, gli interpreti, i dialoghi più
significativi, ne evidenzia il rapporto con il tema. La seconda parte è
invece dedicata al rapporto tra cinema e psiche, con una serie di percorsi
bibliografici, interviste a registi, citazioni.
Il volume sarà presentato Giovedì 15, al Cinema Massimo, alle ore 21.
Interverranno, oltre all’autore, Stefano Della Casa e Piera Maria Furlan.
Seguirà, fino ad esaurimento dei posti disponibili, la proiezione del film
di Claude Sautet “Un cuore in inverno”. |