Tutto può succedere d Nancy Meyers – USA
- 2003
Le “commedie” sono film così
impalpabili che la loro trama narrativa rasenta quasi la trasparenza. Le loro
storie, ambientate in un mondo “dorato”, sono “semplici” e “banali”, ammantate
da un pizzico di fantasia e dal classico “lieto fine”. Gli intrecci sentimentali
devono essere il cuore della storia, i conflitti tra i personaggi solo abbozzati
e “depurati” da problematiche politiche, religiose e sessuali. Bandito lo scavo
psicologico dei personaggi, il film deve essere condito, infine, con piccoli
equivoci ed impreziosito da qualche graffiante battuta. “Tutto può succedere”,
l’ultima pellicola di Nancy Meyer, sembra aderire perfettamente a questo
consolidato cliché narrativo. In questa “commedia romantica”, la regista fa il
verso a “What Women Want” (con Mel Gibson protagonista) suo precedente successo.
Harry Sanborn (Jack Nicholson) un maturo dongiovanni di successo, corteggia
donne solo al di sotto dei trent’anni. Di tanto in tanto, per migliorare le sue
prestazioni sessuali, assume qualche compressa di Viagra. La “fortunata” di
turno è Marin (Amanda Peet) ed i due decidono di trascorrere insieme un
romantico week-end in un’incantevole villa al mare. Ma ben presto scoprono di
non essere soli. Erica (Diane Keaton) nota commediografa e madre di Marin è lì
per scrivere l’ennesima commedia di successo ed è in compagnia di sua sorella
Zoe (Frances Mc Dormand). Dopo alcuni equivoci, i due amanti decidono di non
cambiare i loro progetti e di restare in quell’angolo di paradiso. E proprio
mentre sono sul più bello, Harry stramazza al suolo, colpito da un infarto
cardiaco. Al Pronto Soccorso, l’uomo è affidato alle cure di Julian Mercer
(Keanu Reeves) un giovane ed affascinate medico che gli prescrive un periodo di
“rigoroso” riposo. Erica è irresistibilmente attratta da quel “romantico”
guascone. Harry dapprima resiste ma poi cede all’irresistibile richiamo
dell’amore. E’ il classico lieto fine. Ma la vicenda riserva ancora altre
sorprese.
Pellicola scontata, banale e
prevedibile. Per questo ruolo
E del resto, come non
intenerirci di fronte a questi due simpatici vecchietti che ogni qual volta sono
senza occhiali, non ci vedono ad un palmo dal naso? Peccato che la storia non
raggiunga l’intensità di “Sotto la sabbia” di Francois Ozon e di “The mother”,
di Richard Mitchell May, pellicole declinate sullo stresso tema ma, nonostante
il tono leggero della commedia, la regista ci offre lo spazio anche per qualche
riflessione sulla solitudine. Quando Harry le chiede se le manca il matrimonio,
lei risponde: “Di notte. Il telefono non squilla e la solitudine ti colpisce.
Ho faticato ad abituarmi a dormire da sola ma, alla fine, ho imparato a
dormire proprio nel mezzo. E’ decisamente poco salutare aver un lato quando non
c’è nessuno nell’altro.”
Il cinema mette sempre in
moto l’immaginario dello spettatore. Se il tema proposto in questo film non ha
toccato le vostre corde emotive, non perdetevi d’animo. Date un’occhiata alla
pagina degli spettacoli ed imbucatevi nel primo cinema che incontrate. Vedere un
film in una sala buia, fa sempre bene.
Recensione pubblicata sulla Rivista Friendly – Numero 2 . Febbraio
2005