
Tutto in quella notte di Franco Bertini
– 2004
La notte è da sempre il
territorio del sogno e dell’inconscio, luogo mentale dove tutto è possibile che
accada. Non c’è genere di film che ad essa non si è ispirata. Negli anni d’oro
del noir americano, le strade buie e poco illuminate erano lo scenario ideale
per poter mostrare i tagli di luce taglienti e far risaltare il “visual style”
derivato dagli espressionisti tedeschi.
La notte, scenario per
eccellenza dei fantasmi che si agitano nei thriller e negli horror, è
stata rivisitata spesso anche dal genere ironico-surreale. “Tutto in una notte”
di John Landis e “Fuori orario” di Martin Scorsese ne sono (forse) i più fulgidi
esempi. Ed è proprio dalla falsariga di questi due maestri del cinema americano
che prende le mosse il film “Tutto in quella notte” di Franco Bertini. Marco
(Luciano Scarpa) si sta concedendo una vacanza in America con la moglie Lucia.
Giorgio (Flavio Insinna) ha rimorchiato Gloria (Eleonora Russo) e gli chiede le
chiavi di casa. Marco tentenna, poi cede. Enzo (Rolando Ravello) è nei pasticci;
è in bolletta e deve restituire i soldi ad un tipaccio che lo vuole morto. Le
strade degli ardenti amanti e di quella del povero sfigato finiranno,
inevitabilmente, per incrociarsi. Il finale ha un epilogo tragico ma, come in
ogni commedia che si rispetti, volgerà (in fondo) verso un lieto fine. In questo
film a basso costo, Bertini si affida ad attori poco noti al grande pubblico e
confeziona, nel complesso, un prodotto godibile. Mancano però i colpi di scena
ed il ritmo del film appare troppo lento e privo di quella freschezza e di
quella leggerezza che caratterizzano le “vere” commedie di successo. La macchina
da presa si vede ed il regista indugia per troppo tempo nei primi piani dei
protagonisti. Frammenti d’autore quando ci regala uno “split screen” (lo schermo
suddiviso, per qualche secondo, in tre e poi in quattro parti). "Il film
non si pensa ma si percepisce" diceva Maurice Merlau- Ponty. La sensazione che
ne deriva dopo la visione di questo film è quella di un regista che deve ancora
farsi le ossa, ancora un po' confuso, ma dotato di buona volontà. Franco
Bertini, alla prossima.
Recensione pubblicata su L'Articolo- Redazione napoletana del "L'Unità" - 24-10-2004