
Under the Skin – A fior di
pelle - (Under the Skin)
di Carine Adler con Samantha Morton,
Claire Rushbrook, Rita Tushingham, Stuart Townsend, Matthew Delamere - GB – 1997
– Durata
Una donna (Rita Tushingham), affetta da un tumore al cervello, comunica alle figlie Iris (Samantha Morton) e Rose (Claire Rushbrook) che non vuole sottoporsi a nessun ciclo di chemioterapia. Alla sua morte, Iris sprofonda in uno stato di smarrimento e di apatia e, sempre più spenta e depressa, si licenzia dal piccolo negozio dove lavora come commessa e si trasferisce in un angusto appartamento. Gary (Matthew Delamere) il suo ragazzo la tradisce e lei s’imbatte in Tom (Stuart Townsend), un perverso che la usa solo per delle squallide prestazioni sessuali. Dopo aver riallacciato i rapporti sfilacciati con Rose, Iris prova a mettere ordine nella propria vita.
La regista inglese,
all’esordio e con una produzione a basso budget, ambienta la vicenda in una
Liverpool fredda ed incolore e pone al centro della narrazione Iris, una
ragazza, abbandonata dal padre quando era bambina ed ossessionata dall’idea di
non esistere per la madre, che ha occhi solo per la sorella Rose, una ragazza
cinica e con il ghiaccio al posto del cuore.
E’ la stessa Iris che, nel corso del film, afferma:
“Quando ero piccola, mia madre era
tutto per me. La vedevo bellissima e
volevo essere come lei. Cercavo di imitarla in tutto; sorridevo,
camminavo, parlavo come lei, mi esercitavo perfino ad imitare la sua risata.
Rose crede di essere perfetta. C’è una grande intimità tra lei e mia madre,
stanno sempre insieme, stanno lì a parlare di tutto. Mia madre non si era mai
accorta di me.” Alla
morte della madre i suoi dubbi diventano certezze ma ciononostante la tiene
idealmente, in vita, indossando ancora i suoi abiti ed inforcando i suoi
occhiali da sole. Invano, Iris cerca calore e conforto negli amanti occasionali
e prova a chiedere un pizzico d’attenzione all’algida ed anaffettiva sorella
che, con piccoli mezzucci ed un mare di bugie, dopo aver fatto man bassa dei
piccoli averi che c’erano in casa, nega di aver rubato l’anello della madre a
cui Iris teneva tanto. Adler ci regala un film intenso e disperato ma riesce,
con una spruzzata di humour nero, a stemperare rabbia e tensione mostrandoci
Iris, che dopo il trasloco, non ricorda più dove ha messo le ceneri della madre
che custodiva gelosamente in casa. Tratto da “Madre,
madonna, puttana” della psichiatra Estela Weldon.