
Specializzandi Università “Federico II”
Sono passati quasi otto
secoli da quando Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero fondò a Napoli
la prima “universitas studiorum” statale e laica dell’Occidente in opposizione
all’ateneo di Bologna, più antico ma fortemente influenzato dal Papato. Da
allora al fianco di luminari e di professori geniali come Renato Caccioppoli,
l’Università Federico II ha annoverato docenti che, nonostante fossero stati
pesantemente coinvolti nello scandalo di Tangentopoli, hanno continuato ad
insegnare indisturbati. Dopo il recente polverone per le commissioni
esaminatrici fin troppo addomesticate, una nuova bufera si sta abbattendo
sull’Ateneo. E’ di questi ultimi giorni, infatti, l’applicazione da parte del
governo Prodi della Legge 266 del 2005 che, in allineamento agli standard
europei, garantisce a tutti gli specializzandi, lo status da titolare di borsa
di studio a quello di lavoratore subordinato ed offre loro un aumento salariale,
una copertura assicurativa, i contributi pensionistici ed il diritto alla
malattia ed alla maternità. Questa nuova normativa, in vigore dal novembre 2007,
è stata applicata solo ai circa centocinquanta specializzandi iscritti al primo
anno e non ai rimanenti seicentocinquanta, iscritti ai corsi successivi di
specializzazione ancora inquadrati con una legge del 1991. Per evitare di essere
penalizzati e poter ottenere gli stessi diritti dei loro colleghi più giovani,
da lunedì dieci dicembre, i seicento specializzandi della Facoltà di Medicina
dell’Università Federico II hanno proclamato l’astensione da tutte le attività
assistenziali. La loro protesta ha come oggetto l’inerzia del Rettore, Guido
Trombetti e degli altri docenti del consiglio di facoltà che, immancabili, hanno
iniziato il solito gioco a scaricabarile. Qualche giorno fa il rettore non ha
neppure ricevuto la delegazione degli specializzandi, un atteggiamento poco
costruttivo il suo che lascia l’amaro in bocca.
Articolo pubblicato su "Il Napoli - Epolis"- 12-12-2007