L'uomo caffellatte (The watermelon man)

di Melvin Van Peebles con Godfrey Cambridge, Estelle Parsons, Howard Caine, Kay Kimberly - USA - 1970 – Durata 97’

 

Jeff Gerber (Godfrey Cambridge), agente di assicurazioni ed incallito razzista, vive con la moglie Altea (Estelle Parsons) ed i suoi due bambini in una piccola cittadina del sud dell’America. Jeff ha la passione per le lampade solari ed una mattina, magicamente, si ritrova con la pelle nera come un carbone. Prova, invano, a sbiancarsi con creme, saponi e detersivi e dopo essersi rintanato in casa per qualche giorno, decide di affrontare la realtà e di presentarsi in ufficio. Il signor Towsend (Howard Caine), il suo odioso principale, cerca di approfittare della paradossale situazione e gli propone di estendere le polizze assicurative nei quartieri dei neri. Ben presto le certezze di Jeff iniziano a vacillare; Althea è sempre più nervosa ed emotivamente distante, i vicini di casa rumoreggiano, i colleghi d’ufficio sono scostanti e Towsend è su tutte le furie perché Jeff sta facendo aprire gli occhi ai neri che avevano in passato stipulato dei contratti capestro con la sua agenzia. La conferma che Jeff ha un negro fra i suoi antenati è la goccia che fa traboccare il vaso; i vicini gli impongono di andare via e lo costringono a vendere casa ed Althea  se ne va con i figli dalla sorella ad Indianapolis. Jeff ha una breve avventura con Erica (Kay Kimberly), una collega di lavoro ma quando scopre che lei va a letto con lui solo perché si eccita a far l’amore con un nero, la pianta. Dopo aver dato il benservito a Towsend, Jeff apre una propria agenzia assicurativa e sempre più risoluto e determinato, è pronto ad affrontare il futuro.

Il regista, padre del cinema black americano, dirige una pellicola agrodolce; divertente e frizzante nella prima parte, amara e riflessiva nella seconda. Van Peebles non vuole confezionare un film militante ma è politicamente incisivo e con un tocco irriverente mette alla berlina l’ipocrisia e il razzismo strisciante dei bianchi. Jeff è descritto come uno sbruffone, antipatico, vuoto, e superficiale che lancia battute sprezzanti contro i neri ma, dopo aver mutato il colore della pelle, apre gli occhi sulla realtà e, passo dopo passo, acquisisca una maggiore coscienza di se stesso. Dura e sferzante la scena finale con il protagonista che insieme ai suoi amici neri si addestra in palestra con dei nerboruti bastoni di legno ed è pronto a combattere.

 

 

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