
L’uomo di vetro
Pochi
possono vantare un inizio così folgorante. Con la sua pellicola Il
verificatore Stefano Incerti vinse nel 1995 il premio David come miglior
regista esordiente. Dopo aver diretto nel 1997 Il diavolo in bottiglia,
episodio del film collettivo I vesuviani, insieme a Martone, Capuano e De
Lillo, nel
“La pellicola, prodotta da Rai Cinema
e da Red Film, è fedele al volume di Parlagreco, giornalista palermitano che ha
ricostruito minuziosamente e con dovizia di particolari l’intera vicenda di
Leonardo Vitale. Più che un affresco sociale sulla mafia, volevo raccontare una
storia intima e personale. Leonardo Vitale non è un eroe come Giuseppe Falcone o
Paolo Borsellino ma un soggetto che finisce per andare in confusione e, per
scaricarsi la coscienza dalle proprie colpe, confessa i propri crimini, fa i
nomi degli appartenenti alle cosche, scegliendo, come luogo per queste sue
scottanti dichiarazioni, non il carcere ma una piccola chiesetta di campagna.
L’unico a credere alle sue rivelazioni fu Contrada mentre gli altri inquirenti,
fin dall’inizio, iniziarono a storcere il naso.
La mia pellicola farà sicuramente
discutere e squarcia finalmente il panorama di un cinema italiano inflazionato
dai troppi film panettoni e da quelle banali storie generazionali incentrate sui
teen-agers.”
A
rendere ancora più suggestiva la pellicola la presenza come co-sceneggiatrice
del film, al fianco del regista, della talentuosa Heidrun Schleef, autrice tra
l’altro, degli script de La stanza del figlio di Nanni Moretti, di
Ricordati di me di Muccino e di Mare nero di Roberta Torre.
Articolo pubblicato su "Il Napoli - Epolis"- 18-6-2007