
Le vergini
cavalcano la morte
di Jorge Grau con Lucia Bosè, Espartaco Santoni – Italia – 1973- Durata
Il conte Karl Ziemmer (Espartaco
Santoni) vive in un villaggio sperduto con la moglie Erzbet Bathory (Lucia Bosè)
una donna ossessionata dalla paura di invecchiare.
Irina la sua giovane cameriera la sta
pettinando ma le strappa, involontariamente, qualche ciocca di capelli.
Stizzita, Erzbet la schiaffeggia ed una goccia del sangue della ragazza,
cadendole sul naso, ridona alla sua pelle, non più liscia e vellutata,
un’inaspettata freschezza e vitalità. Ezbet convince allora il marito a fingersi
morto per poter agire indisturbato e procurarle le giovani vittime. Le morti
misteriose delle fanciulle spingono gli abitanti del villaggio a credere a delle
antiche leggende sui vampiri che, un tempo, infestavano la contea. C’è chi crede
che il conte sia diventato un morto vivente e la scoperta della sua tomba vuota
rinforza questa ipotesi. Ma la sete di sangue di Erzbet non si placa e, nel
tragico finale, gli abitanti dopo averla smascherata a murano viva e tagliano al
lingua alla povera Irina.
Gotico orrifico che non regala
particolari emozioni allo spettatore e che merita una citazione solo per la
bizzarra e folle ossessione della cinica ed egoista protagonista. Il regista
predilige le classiche atmosfere cupe e buie del genere con il classico castello
dai corridoi labirintici e tortuosi ma non spinge la vicenda né in direzione
gore, né in quella del dramma. Al di là dei limiti estetici il regista non
riesce a dar spessore alla follia della protagonista, ossessionata dalla paura
di invecchiare, né le regala il minimo pentimento per le morti delle giovani
donne costrette a perire per mano del marito.
Intreccio narrativo e dialoghi sono da dimenticare ma va segnalato il
malsano voyeurismo del conte, un uomo fin troppo passivo e sottomesso, che da un
buco posto nella soffitta del castello spia la moglie mentre s’immerge nel
sangue delle giovani vittime.