La vita segreta delle parole (La vida secreta de las èalabras)

di Isabel Coixet

con Tim Robbins, Sara Polley, Julie Christie, Javier Camara - 112’, Spagna 2005

 

Hanna timida ed introversa non ha mai preso un giorno di ferie. La sua amministrazione le impone una vacanza di un mese e lei accetta di lavorare come infermiera su una piattaforma in mezzo al mare e di assistere, a tempo pieno, Jospeh un operaio ustionato nel vano tentativo di salvare un collega di lavoro. Hanna si prende cura di lui e lo assiste amorevolmente. Man mano le distanze emotive tra i due si accorciano e Jospeh intuendo che lei nasconde dentro di sé un penoso segreto, prova a farle aprire il suo cuore. Le condizioni di Joseph si aggravano ed Hanna, dopo aver suggerito un suo ricovero in ospedale, ritorna a lavorare in fabbrica. Joseph migliora, si reca da Inge, la psicoanalista che per anni aveva sorretto psicologicamente Hanna, ed ha una conferma del segreto che la sua amata covava nell’anima. Testardo e cocciuto vola a Copenaghen e confessa ad Hanna di non poter più vivere senza di lei. (…)

Il film, carico di spiazzante umanità, è ambientato (non a caso) su una piattaforma in mezzo all’oceano per sottolineare ancora di più l’estrema solitudine dei due protagonisti. Senza scadere nel sentimentale la vicenda mostra due creature accomunate da identiche sofferenze; quelle di Joseph più esterne e visibili e quelle di Hanna, più interne e nascoste. La regista affronta con tocco sensibile e struggente il trauma della protagonista, lo tiene sottotraccia per (quasi) tutta l’intera vicenda e lo svela nell’intenso finale; Hanna, dopo essere stata sequestrata insieme ad altre donne durante la guerra dei Balcani, era stata, ripetutamente, picchiata e violentata da alcuni soldati. Per tutto il film, la Coixet mostra Hanna che s’aggira sullo schermo come un animale ferito. La sua sofferenza si sente, si tocca e la regista sceglie giustamente di non aggiungere orrore ad orrore e lascia fuori campo le scene delle violenze sessuali subite dalla protagonista. L’happy- end può sembrare un po’ mieloso ma è, invece, dosato alla perfezione. Sembra suggerire che è possibile lasciarsi l’inferno alle spalle solo se s’incontra sulla propria strada un'altra persona che ha oltrepassato anche lui il muro dell’umana sofferenza. (…)

 

 

Stralcio da “Vero come una finzione” Springer Editore – 2009 di Matteo Balestrieri, Stefano Caracciolo, Riccardo Dalle Luche, Paolo Iazzetta, Ignazio Senatore

 

 

Torna alla Homepage »