Volto di donna (A woman’s face)

di George Cukor con Joan Crawford, Melvyn Douglas, Charles Ouigley, Osa Massen – USA – 1941 - Durata 106’ – B/N

 

Anna Holm (Joan Crawford) orribilmente sfigurata al volto è una donna cinica e crudele e s’affida alle cure del dottor Gustav Segert (Melvyn Douglas) un esperto chirurgo estetico che le restituisce l’antica bellezza. Anna è segretamente innamorata di Eric (Charles Ouigley) un furfante senza il becco di un quattrino che, per mettere alla prova il suo amore, le chiede di essere complice di un suo disegno criminale; uccidere il nipotino di quattro anni, gracile e malaticcio, erede di una colossale fortuna. Anna finisce sotto processo. Riuscirà a dimostrare la propria innocenza? Melodramma del cinema classico americano che si snoda da un lungo flashback che parte dal processo istruito contro la protagonista.

Cukor descrive l’ennesimo ritratto di una donna gelida, con il cuore di pietra e dall’infelice passato alle spalle. Di umili estrazioni, Anna era rimasta orfana della madre all’età di tre anni ed aveva il volto sfigurato per colpa del padre alcolista che aveva  dato, involontariamente, fuoco alla casa. Giunta in possesso di alcune lettere compromettenti ricatta Vera (Osa Massen) la moglie del dottore ed a chi le chiede le ragioni del suo malsano comportamento risponde: “Il mondo era contro di me? Bene, Io mi misi contro il mondo”. Ma il vero limite del film è nella repentina e poco credibile trasformazione della protagonista che, da donna infida e senza scrupoli, dopo l’operazione, si trasforma in una creatura romantica e dal cuore d’oro che suona il pianoforte, il violino ed ama leggere le lettere d’amore che Chopin scriveva a George Sand. Dal romanzo C’era una volta di Francis De Croisset, già portato sullo schermo da Gustav Molander.

 

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