
Intervista a Margarethe Von Trotta
La giuria internazionale del Premio
“Ravello CineMusic
Margarethe Von Trotta, donna colta,
elegante ed esponente di rango della cultura mitteleuropea è raggiante per
questo riconoscimento. Spiritosa ed allegra, in un batter d’occhio, si lascia
andare ad un vecchio ricordo “rimosso” di qualche anno fa.
"Sono stata a Sorrento negli Anni
Settanta. Fassbinder stava girando "Attenti alla puttana santa". Al tempo facevo
l'attrice ed avevo in quel film una parrucca nera. Era il periodo del colera e
tutti noi mangiammo al ristorante dei frutti di mare. Rainer decise di fare una
panoramica a 360 gradi e di riprendere gli attori nella hall di un albergo. Ma
ognuno di noi, per i mal di pancia correva a turno nella toilette e lui ci mise
delle ore per girare quella scena. Rainer era un uomo talmente complesso,
geniale, contraddittorio. Era anche molto geloso e quando seppe che mi ero
sposata con il regista Volker Schlondorff, mi disse che, da quel momento in poi,
non avrei più recitato con lui."
Nell’arco di circa trent’anni,
Margharete ha girato solo pellicole declinate al femminile ed il discorso,
“inevitabilmente” scivola sull’attuale condizione femminile.
"Le giovani donne di adesso sono molto
più attente a quelle che vogliono e che possono chiedere. Noi abbiamo gridato,
lottato, protestato. Ai nostri giorni, le donne non lo debbono più fare, non
hanno più bisogno di gridare perché hanno già raggiunto delle cose. La storia è
diventata però più brutale e si dovrebbe lottare di più per le condizioni delle
donne in Iraq e non occuparsi solo delle condizioni "alienate" delle donne
europee."
Non si definisce "regista militante" e
s’intuisce che questa etichetta, che si porta addosso da anni, le va un po’
stretta.
"Il termine militante mi rimanda ad una
persona che ha sempre un coltello tra i denti, ed io così non lo sono mai stata.
Questo termine lo trovo poi anche molto riduttivo. Nei miei film c'è l'aspetto
politico, c'è l'attenzione al femminile ma anche altro e molto di più. Un
esempio? Uno dei miei film più noti lo girai nel 1981 ed è "Anni di piombo". Il
titolo l'ho preso da una pagina di Friederick Holderlin e recitava più o meno
così: "E' come se fossimo negli anni di piombo…" e rimandava ad un concetto
molto più vasto e poetico. Era un riferimento ambiguo e parlava di due cose:
degli anni del terrorismo ma anche di quella cappa plumbea e pesante che si
respirava in Germania all'epoca del post-nazismo. In Italia quest’espressione è
stata ridotta solo alle pallottole ed al periodo del terrorismo."
La critica non è mai stata troppo tenera
con lei e l’ha tacciata spesso di confezionare film intensi ma troppo borghesi,
cerebrali e calligrafici. Noncurante dei giudizi negativi, Von Trotta è sempre
andata dritta avanti per la sua strada. Il suo ultimo film è "L'altra donna",
presentato all'ultimo Festival di Taormina ed interpretato dalla sua attrice
simbolo Barbara Sukowa (ha recitato in precedenza con lei in "Anni di piombo",
"Rosa L." e "L'africana"). La storia narra di un uomo, sposato sia con una donna
della Germania dell'Est che con una dell'Ovest. In realtà lui è un Mata Hari al
femminile che seduce una segretaria che vive a Bonn per carpire informazioni
segrete. Le due donne, all'inizio del film sono nemiche ma poi diventano
solidali.
“Sto già scrivendo un nuovo soggetto e
mi avvarrò dell’aiuto di Peter Marthesheimer, sceneggiatore degli script di
"Veronica Voss", "Lola" ed Il matrimonio di Maria Braun” di Fassbinder. La
vicenda ruoterà intorno alla figura di Hannah Arendt, una filosofa allieva di
Heidegger che essendo ebrea fu costretta, al tempo del nazismo, ad emigrare
dalla Germania in America."
Per l'intervista completa si rimanda al volume "Psycho cult" di Ignazio Senatore (Centro Scientifico Editore-2006)