
Intervista Edoardo Winspeare
Ci aveva incantati con il poetico e struggente “Miracolo” . Dopo
cinque anni Edoardo Winspeare ritorna dietro la macchina da presa con
Galantuomini. La vicenda narra di tre amici inseparabili, i piccoli Fabio,
Ignazio e Lucia che giocano felici e spensierati in una cittadina del Salento.
Passano gli anni; Fabio muore di overdose ed Ignazio, un magistrato, appena
rientrato a Lecce, ha il compito di smascherare chi gestisce il losco traffico
di stupefacenti in città. Lucia, madre di un bambino nato dalla relazione con un
malavitoso locale, è diventata, intanto, il braccio destro di Zà, un boss senza
scrupoli. I destini di Fabio e di Lucia finiranno, inevitabilmente, per
incrociarsi. “Volevo raccontare, con un film popolare e generoso,
l’arroganza della nostra mala. La Sacra Corona Unita è nata nell’83 da una costola
della ndrangheta calabrese. Ricordo bene quegli anni, la nostra era una terra
felice, c’era la delinquenza ma non era organizzata.” Winspeare lambisce
il melò con la storia d’amore impossibile tra Ignazio e Lucia, s’immerge nel
noir, lasciando che il destino diventi il vero protagonista della pellicola e
spruzza la narrazione con scene di crudo realismo. Il film è giocato tutto sul
contrasto tra Lucia, interpretata da una straordinaria Donatella Finocchiaro ed
Ignazio (Fabrizio Gifuni) e sullo scontro tra istintività e razionalità, tra il
peccato e l’innocenza, tra le leggi scritte e quelle del cuore. Lucia ama il
proprio figlio, tiene in pugno i suoi affliliati e negozia a muso duro, affari
ed alleanze, con dei temibili avversari; all’opposto, Ignazio è elegante,
trattenuto e composto, è un “galantuomo” dell’alta borghesia, e seppur, sin da
bambino, sia segretamente innamorato di Lucia, implode al proprio interno,
tenendo al guinzaglio le proprie emozioni. “Verso i miei personaggi provo
sempre della pietas. Io mi metto nei panni di Ignazio e sto dalla sua parte ma
mi affascina il male e mi interessava esplorare il lato oscuro di una donna come
Lucia che è la più forte di tutti e diviene la luogotenente di un boss. Nel film
non c’è l’idealizzazione della mafia ed i malavitosi che compaiono sullo schermo
sono tutti dei cialtroni, degli idioti, degli arroganti.. Ho conosciuto in
carcere delle donne come Lucia e da quell’esperienza ne trarrò un documentario.”
Dopo un inizio leggermente in sordina, il film sta recuperando al botteghino
anche per la presenza nel cast di attori del calibro di Giulio Col angeli e
Beppe Fiorello. “Difficile che un film italiano incassi. Gli italiani
sono un popolo vecchio che preferisce stare davanti al televisore o se va al
cinema lo fa per vedere commedie o film americani. La verità è che tra il finire
degli anni 70 e negli Anni 80 noi italiani abbiamo fatto brutti film e con
questo cinema disastroso abbiamo disamorato il nostro pubblico. Quest’anno c’è
stata un’inversione di tendenza ma città come Firenze e Bologna non hanno più
sale cinematografiche nel centro storico ed il cinema d’autore nelle multisale è
fagocitato.”
Articolo pubblicato su "Epolis"- 13-12-2008
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