
Wolf - La belva è fuori di Mike Nichols
– USA - 1994
Mentre è alla guida
dell’auto Will Randall (Jack Nicholson) redattore capo della prestigiosa casa
editrice MacLeish, investe un lupo, in una notte di luna piena e prova a
prestare soccorso all’animale che, prima di fuggire, gli morde una mano. Will si
fa medicare e va in ufficio dove il direttore Raymond Alden (Christopher Plummer)
gli comunica che ha affidato il suo incarico a Steward Swinton (James
Spader) un giovane cinico ed arrivista che ha una relazione con sua moglie
Charlotte (Kate Nelligan). Invece di crollare Will s’accorge di avere dentro di
sé della energie insperate; ringiovanito di venti anni sente che i propri sensi
si sono acuiti; l’udito e l’olfatto sono diventati finissimi, la vista è
migliorata ed il corpo è più agile e scattante di quello di un atleta.
Incontra Laura (Michele Pfeiffer) la figlia irrequieta di Alden ed è il classico
colpo di fulmine. Dissotterrata l’ascia di guerra, Will riesce a scalzare
nuovamente Steward ed a strappare alla proprietà un contratto faraonico.
Tutto sembra filar liscio; peccato che le sue mani stanno diventando sempre più
irsute, la mascelle ispessite ed i suoi denti sempre più aguzzi. Con il passare
del tempo Will scopre, con raccapriccio, che di notte si trasforma in una belva
assetata di sangue e di essersi macchiato di un paio di delitti. Il finale è,
inevitabilmente, tragico.
Nichols, uno dei più
sensibili cantori della nevrosi della borghesia americana, si cimenta in una
storia che non è nelle sue corde e che sembra una pallida e sbiadita copia de
L’uomo lupo. Rispetto alla pellicola diretta nel 1941 da George Waggner, il
regista sceglie l’ambientazione moderna e a lenta ed inarrestabile
trasformazione del protagonista in un lupo feroce è una chiara metafora della
giungla dentro la quale un uomo contemporaneo è costretto a lottare. Non a caso,
quando Will interpella un esperto in licantropia, si sente dire: “Devono
avere qualcosa di selvaggio dentro, a volte non c’è neanche bisogno che sono
stati morsi. Sveglia il lupo che è dentro di un individuo.”. La lenta ed
inesorabile trasformazione di Will in lupo è filmata con garbo e lasciata il più
delle volte al fuori campo. A Nichols non interessa trasformare la pellicola in
un horror di maniera e, facendo uno strappo alla tradizione, non lega le
trasformazioni di Will alla luna piena. Quando Jack .Nicholson si trasforma in
lupo ed i suoi occhi acquistano una colorazione verde oro, un timido
sorriso non può non affacciarsi sulle labbra dello spettatore. A rendere più
inquietante la trama un accenno al fratello di Laura, schizofrenico, morto
suicida.