Venezia. Agostino (Paolo Colombo), un ragazzino che frequenta la terza media, è legato in maniera simbiotica alla giovane madre (Ingrid Thulin), rimasta vedova. I due sono in vacanza e un giorno, Renzo (John Saxon) invita la madre a fare un giro in motoscafo.
Agostino è divorato dalla gelosia e dalla paura di perderla e, quando Renzo, ricompare, dopo diversi giorni, vede che la madre sprizza felicità da tutti i pori.
Agostino, sempre più infelice e inquieto, conosce, per caso, Berto (Aldo Bissaglia), un ragazzino sveglio, che fa parte di un gruppo di coetanei di borgata che si riuniscono da Saro (Mario Bartoletti), un ex-bagnino, rozzo, con delle inclinazioni pedofiliche.
Agostino prova, invano, a stare al passo di Berto e dei suoi amici, ma quando è impegnato nella lotta soccombe, e, non essendo astuto e sveglio, non è in grado di ribattere alle loro battute ironiche e salaci.
Gli smaliziati Scarpa (Franco Schiorlin) e Tripoli (Gennaro Mestun), avendo compreso che Agostino è il classico ragazzino ingenuo e perbene, lo canzonano e gli chiedono se sa cosa fanno un uomo e una donna. Agostino non sa rispondere e, allora, per deriderlo, mimano un amplesso.
Agostino è turbato, e quando la sera va a dormire, immaginando che la madre possa fare l’amore con Renzo, la guarda con occhi diversi.
Incapace di legare con i coetanei, che soggiornano come lui nel lussuoso albergo, da lui ritenuti stupidi e noiosi, Agostino continua a frequentare Berto e i suoi amici.
Un giorno è invitato in barca da Saro, che, prima gli chiede di recitare delle poesie e, poi, prova, timidamente, a sedurlo.
Agostino non gradisce gli scherzi violenti e di cattivo gusto di Berto e dei suoi amici e, deluso, comprende di non appartenere a nessun mondo, né a quello dei ricchi, né a quello degli emarginati e diseredati.
Per affrancarsi dalla sua dimensione infantile, dopo aver rubato dei soldi dalla borsetta della madre, si reca con Sandro (Roberto Mancia) a casa di Tecla, una prostituta, che, considerandolo ancora un bambino, lo scaccia via. Amareggiato e sconfortato, ritorna in albergo e comunica alla madre che vuole andare via.
Bolognini traspone l’omonimo romanzo di Alberto Moravia, scritto a Capri nel 1942, s’affida a Goffredo Parise, in sede di sceneggiatura, e sposta l’azione da Viareggio a Venezia.
Protagonista di questo percorso di formazione è Agostino, un ragazzino ricco, appartenente all’alta borghesia, orfano di padre, che vive in un appartamento di venti stanze, servito e riverito da un cameriere.
La prima scena fotografa la relazione velatamente incestuosa tra Agostino e la madre; lei è distesa a letto e lo bacia ripetutamente sulla bocca.
Bolognini mostra, poi, Agostino che divide le giornate con lei, in spiaggia e nelle mostre, ma l’entrata in campo di Renzo spezza l’idillio tra i due e, ben presto, Agostino comprende che le attenzioni della madre sono rivolte completamente all’inatteso pretendente.
La scoperta traumatica della sessualità, mostrata sulla spiaggia, in una maniera cruda e volgare, da Berto e i suoi amici, cambia di colpo l’immagine immacolata e celestiale che Agostino ha della madre e comprende che, come tutte le donne, anche lei “faceva quelle cose con gli uomini”.
Il richiamo alla sessualità è ribadito dalla scoperta di Tecla, una donna che va con tutti per danaro, e dalle discrete avances che gli tributa Saro.
In questo tumulto di rivelazioni, Agostino abbandona l’incantato e ingenuo mondo infantile e scopre la complessità e la durezza di quello adulto, popolato anche da ragazzini, che non vivono come lui nel lusso ma appartengono ad un’altra classe sociale, fino ad allora a lui sconosciuta.
Non mancano, però, i nei. Troppo sguaiati e volgari, Berto e i suoi compagni ed eccessivamente ingenuo Agostino che, nel romanzo ha tredici anni, un’età nella quale non si può essere così a digiuno rispetto all’area della sessualità.
Thulin doppiata da Andreina Pagnani, troppo algida e distaccata. In apertura (e non solo) le magiche note di Gymnopedie N.1 di Eric Satie. Voce off di Giancarlo Sbragia.
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