New York. Il dottor Howard Schaefer ((Jordan Charney), diabetico e impenitente dongiovanni, muore nel letto d’ospedale. A provocargli il decesso un’infermiera che, scambiandolo per un altro paziente, gli aveva somministrato una soluzione glucosata.
Prima di lui, nello stesso letto, a causa dell’incompetenza e la superficialità dei medici, il signor Guernsey, un povero diavolo, aveva tirato le cuoia. Nell’ospedale non funziona nulla: il personale parasanitario non è pagato da mesi, l’esito degli esami di laboratorio arriva in netto ritardo ai medici del Pronto Soccorso, e in più dei ladri rubano spesso le attrezzature sanitarie.
A sbrogliare l’intricata matassa è chiamato Herb Bock (George C. Scott), un uomo spento, depresso e demotivato, separato dalla moglie e padre di due figli problematici che non vede da anni.
Nell’ospedale regna ancora il caos; il dottor Welbeck (Richard Dysart) opera mezzo sbronzo un paziente e il dottor Ives sottopone a un’inutile biopsia Drummond (Barnard Hughes), medico ed ex pastore metodista, che va in coma. Barbara (Diana Rigg), figlia di Drummond, donna con un passato condito da assunzioni di sostanze stupefacenti e da comportamenti sessuali alquanto disinibiti, per aiutare il padre, assistita da uno sciamano, allestisce in corsia una cerimonia sacra, cara agli indiani Apache.
Attratta da Bock lo seduce ma lui, diventato impotente, tenta il suicidio. L’ospedale è ancora teatro di una serie di morti sospette; dopo quella del dottor Ives, è la volta di Welbeck che, dopo essere stato accusato di essersi arricchito alle spalle dell’ospedale, è colto da un improvviso arresto cardiaco.
Mentre gli studenti, manifestano fuori l’ospedale con slogan e cartelli e slogan, sul finale si scopre che il maniaco omicida non è altro che Drummond, che, risvegliatosi dal coma, agendo come strumento di Dio, ha ucciso i medici responsabili degli interventi e le terapie errate ai danni dei poveri pazienti.
A dispetto delle altre pellicole che ironizzano sui guasti provocati da medici e infermieri, Hiller mescola dramma e denuncia sociale. I guasti e le inefficienze che si susseguono nell’ospedale sono però eccessivamente caricati e non è credibile che nessuno dei camici bianchi sappia fare una diagnosi giusta e siano tutti così incompetenti e disattenti. Oscar a Paddy Chayefsky come miglior sceneggiatura. Incomprensibile e confusiva la scelta del titolo nella versione italiana.
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