Siamo nel 1968 a Megeve, in Francia. Nicole, una bambina dai capelli rossi, è uccisa misteriosamente in un bosco, da un killer vestito con abiti femminili, mentre gioca con la neve.
Il caso è archiviato. Quattro anni più tardi, Franco (George Lazenby), famoso scultore, sposato con Elisabeth (Anita Strindberg), si trasferisce, da Amsterdam e Venezia, con la figlia, la piccola, rossiccia e lentigginosa Roberta (Nicoletta Elmi). La bambina gioca in strada con altre bambine, e poi scompare.
Al mattino, la trovano affogata in un canale. Le indagini sono affidate al commissario De Donato, ma Franco, che ha una storia con Gabriella (Rosemarie Lindt), decide di vestire i panni del detective. Grazie a un giornalista, (Piero Vida), suo amico, Franco scopre che l’anno precedente, Marinella, Marchesini, un’altra bambina dai capelli rossi, era stata uccisa.
Dopo essersi rivolto senza successo, all’avvocato Nicola Bonaiuti (Josè Quaglio), che aveva seguito come legale, il caso Marchesini, noto in città per i suoi festini equivoci con dei minorenni, le sue ricerche lo conducono a Serafian (Adolfo Celi), un mercante d’arte e a Ginevra Storelli (Dominique Boschero), sua socia e amante.
Quest’ultima lo avvicina e gli dà appuntamento in un cinema, dove è strangolata. L’avvocato Nicola Bonaiuti è sgozzato a casa sua e Filippo, (Peter Chatel), il figlio di Serafian, mostra a Franco un video in bianco e nero nel quale Ginevra amoreggiava con l’avvocato Bonaiuti e altri voyeur.
Serafian è ucciso e, sul finale, si scopre che il feroce assassino è padre James (Alessandro Haber). Figlio di una prostituta dai capelli rossi, uccideva le vittime, vestito da donna, nel timore che diventassero prostitute come la madre e che la loro innocenza fosse contaminata dai peccati della carne.
Aldo Lado calca la mano su certi vizietti della borghesia italiana e ci mostra il folle omicida come una persona disturbata, non solo perché autore degli atroci delitti, ma perché solito partecipare a festini con ninfette procaci e viziose, in compagnia di altri gaudenti buontemponi.
La trama sembra sovrapponibile a Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, uscito nelle sale nello stesso anno e, anche in questo caso, il folle omicida è un prete che ammazza le bambine prima che possano perdere candore e innocenza.
In questo film, però, il file rouge che lega i delitti non è solo quello dei capelli rossi delle giovani vittime, ma anche con quella del colore rosso dei capelli della madre dell’assassini, ex prostituta.
Come spesso accade in questi film a basso budget, la sceneggiatura e i dialoghi sono poco curati e la fortuna del film è affidata a qualche invenzione stilistica che, anche in questo film, non mancano
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