Ci troviamo in galleria di Mauro Bolognini Italia, Francia– 1953 – Durata 95’

29 Dicembre 2025 | Di Ignazio Senatore
Ci troviamo in galleria di Mauro Bolognini Italia, Francia– 1953 – Durata 95’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Carlo Pirroni (Carlo Dapporto), in arte “Gardenio”, capocomico di una scalcinata compagnia di varietà, fa fatica a trovare scritture nei teatrini di provincia. Nel suo spettacolo, le battute latitano e, invano, prova a strappare dal pubblico qualche risata. A fargli da contorno un paio di ballerine, capeggiate da Marisa (Sophia Loren), una soubrette prosperosa, che si dà arie da diva, e che, in qualche modo, grazie alle sue forme generose, salva gli spettacoli dai lazzi degli spettatori.

    Mentre si esibiscono, sommersi dai fischi, in un teatrino, il pubblico chiama a gran voce Caterina (Nilla Pizzi), la cassiera del bar, e l’invita a cantare.

   Lei è un usignolo e la sua esibizione è accolta calorosamente da uno scroscio di applausi. Caterina, affascinata dal mondo degli artisti, chiede a Gardenio di far parte della sua compagnia.

    Lui tocca il cielo con un dito e la sposa. L’impresario Tittoni (Mario Carotenuto), intuite le potenzialità di Caterina, la scrittura, e lei scala le vette del successo, fino a cantare in radio e in televisione.

    Gardenio ottiene qualche particina in un programma televisivo, ma in uno sketch è irriso e gli lanciano una torta in faccia. Deluso e sconfortato, si ribella e, successivamente, in diretta, alla presenza del commendator Buzzin, che produce lo sciroppo Cipol, invece di elogiare il prodotto, dichiara che è una schifezza.

   Compreso che lo scritturano, solo perché interessati a Caterina, decide di abbandonarla e rimettere nuovamente in piedi la compagnia.

    Caterina, a sua insaputa, decide di finanziare un suo spettacolo al Sistina di Roma, dove Gardenio raccoglie, finalmente, applausi e il successo desiderato. Lo spettacolo si conclude con l’esibizione canora di Caterina e, sul finale, Gardenio si riconcilia con lei.

   In questo film d’esordio, Bolognini omaggia l’avanspettacolo e le compagnie di riviste e mescola gli sketch della compagnia di Gardenio alle esibizioni canore di Nilla Pizzi, in grande auge al tempo, interprete di alcune canzoni e delle hit Grazie dei fiori, vincitrice a Sanremo nel 1951, e Quizaàs, quizaàs, quizàs.

    In questa commedia, che anticipa, in qualche modo, i musicarelli che impazzeranno alla fine degli anni Cinquanta nella cinematografia italica, Bolognini lascia che la vicenda ruoti intorno a comici, soubrettine e ventriloqui, privi di talento, che cercano faticosamente di sbarcare il lunario, esibendosi nei teatrini di provincia.

La commedia, anche se velata da un pizzico di melanconia, è gustosa, il ritmo è mantenuto e alcuni siparietti sono abbastanza divertenti. Il regista ironizza, inoltre, sull’avvento della televisione, mostrandola, già allora, un contenitore vuoto, nel quale impazza la pubblicità.

Bolognini cita Chaplin e il suo Luci della ribalta e mostra la Sophia nazionale (con l’insolita colorazione rossastra dei capelli), alla sua seconda apparizione sullo schermo, che balla il mambo e, sin da allora, guadagna la scena. Il titolo fa riferimento alla Galleria Colonna, a Roma.  Particina per Alberto Sordi, nel ruolo di Mario Pio al telefono. Nel cast Fiorenzo Fiorentini, Carlo Sposito, Gianni Agus, Giusi Raspani Dandolo.

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