Sono passati quarant’anni dall’uscita in sale del discusso “Il camorrista”, film d’esordio di Giuspepe Tornatore, ispirato al volume del giornalista Rai, Giuseppe Marrazzo, tragicamente scomparso, pubblicato nel 1984 da Tullio Pironti.
La pellicola ebbe una gestazione difficile e avventurosa. Tornatore aveva diretto solo la seconda unità in “Cento giorni a Palermo” di Giuseppe Ferrara, prodotto dal napoletano Goffredo Lombardo, alla testa della Titanus.
Al tempo, al cinema nessuno si occupava di camorra. Fatta eccezione per “Processo alla città” di Zampa, “La sfida” di Rosi, i registi che dirigevano Mario Merola nelle sceneggiate, affrontavano il tema in chiave romantica- folkloristica.
Quando Tornatore accennò l’idea a Lombardo, il produttore napoletano, perplesso, prese tempo. In quegli anni si stava preparando il primo maxi processo. Tornatore non solo non si perse d’animo, ma decise di partire al contrattacco.
Inizialmente aveva pensato di affidare il ruolo di Raffaele Cutolo a Gian Maria Volontè ma, poi, grazie al pittore siciliano Renato Guttuso, contattò Ben Gazzara. Avuta la conferma che l’attore americano aveva accettato di interpretare Raffaele Cutolo, Tornatore chiese a Gigi Proietti di prestargli il suo ristorante.
Il giovane regista siciliano convocò i giornalisti e, in una conferenza stampa, annunciò l’inizio delle riprese del film. Il suo era un bluff, perché non era non c’era nessun accordo con Lombardo. La notizia fece scalpore e fu la conferma che un film incentrato sulla figura di Raffaele Cutolo, capo indiscusso della Nuova Camorra Organizzata, destava un certo interessare. Goffredo Lombardo si convinse e diede l’ok alla lavorazione del film.
Tornatore diede via al cast e, al fianco di Ben Gazzarra, chiamò Laura del Sol, Leo Gullotta, Franco Interlenghi, Marino Masè e i napoletani Nicola Di Pinto, Marzio Honorato, un giovanissimo Peppe Lanzetta e il casertano Lino Troisi. Il film ebbe un discreto successo al botteghino ma scatenò un’infinità di polemiche, querele e fu sequestrato.
Ci fu anche chi attaccò Tornatore, con l’accusa di aver dipinto Cutolo troppo bonariamente. Dopo un processo che durò sei, sette anni Tornatore e Lombardo furono assolti e il film uscì nuovamente nelle sale.
Lo stesso Tornatore, in qualche modo, si rammaricò che il suo film era diventato oggetto di culto dei camorristi napoletani e, al tempo, fu inciso una canzone rap con i dialoghi tratti dal film.
Lui stesso commentò: “So che i ragazzini conoscono a memoria le battute del mio film. Quando girai il film mi sono posto il problema della mitizzazione del personaggio principale e sapevo che lo avrei, inevitabilmente, reso affascinante.”
Polemiche che ricordano quelle di oggi che riguardano le mitizzazioni dei personaggi di “Gomorra” e di “Mare fuori”. A distanza di anni “Il camorrista” mantiene intatta la sua forza espressiva e la sua carica di pathos.
Alla Festa di Roma di tre anni fa, lo stesso regista ha presentato la serie tv, in cinque putate, girata per la Titanus, contestualmente allo stesso film, restaurata e con un nuovo missaggio, mandata in onda lo scorso anno su Sky.
Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno – 26-5-2026
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