Cose da pazzi di Georg Wilhelm Pabst – Italia – 1954 – Durata 90’ – B/N

19 Novembre 2020 | Di Ignazio Senatore
Cose da pazzi  di Georg Wilhelm Pabst  –  Italia –  1954 – Durata 90’ – B/N
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Diomira (Lianella Carell) è in vestaglia sul cornicione del palazzo e, dopo aver lanciato in strada dei vasi di fiori, strepita e vaneggia. Accorrono i pompieri ed un paio di infermieri, per sbaglio, ricoverano al suo posto Delia Rossi (Carla Del Poggio) una giovane studentessa in lettere. Al suo arrivo a “Villa Felicità”, una clinica psichiatrica privata, è visitata da Gnauli (Aldo Fabrizi) un paziente che finge di essere uno psichiatra e la giudica sana di mente e successivamente dal giovane dottor Carlo Forti (Enrico Luzi) che le diagnostica un “disturbo psicosessuale da frigidità”. Delia prova, invano, a convincere il professor Ruiz (Enrico Viarisio) lo scorbutico psichiatra direttore della clinica, che non è pazza e, visti gli insuccessi, tenta la fuga in compagnia di un ricoverato che è un folle sanguinario. Il dottor Forti che, intanto, si è innamorato di Delia ed ha rivisto la diagnosi da lui stesso precedentemente formulata, accorre in suo aiuto e la libera dal pericoloso maniaco. La clinica è in fermento perché Gnauli, che esercita un grande ascendente sugli altri pazienti, li spinge alla ribellione e dopo aver legato ed imbavagliato Ruiz e gli medici ed infermieri, si impadronisce della clinica. Approfittando della confusione Delia si allontana con Carlo dalla struttura un attimo prima che la polizia, scambiati Ruiz, i medici e gli infermieri per dei pazienti, lascia la clinica nelle mani di Gnauli e degli altri ricoverati.

Strana e bizzarra incursione nella commedia di uno dei maestri dell’Espressionista tedesco, autore nel 1926 dell’indimenticabile capolavoro I misteri di un’anima. Il film ha una trama sgangherata, non strappa il minimo sorriso ed inanella una serie di gag alquanto prevedibili e scontate. Delia s’aggira per la clinica e, stanza dopo stanza, s’imbatte in degli strani personaggi; un matto, seduto ai bordi di una vasca da bagno, attende serafico che qualche pesce abbocchi alla canna da pesca; tre donne giocano a canasta senza aver in mano nessuna carta da gioco; un ricoverato è convinto di comunicare con l’esterno con un telefono che ha i fili staccati ed una giovane paziente non può fare più il bagno per paura che la propria carnagione possa essere irrimediabilmente contaminata. Ruiz è descritto come uno psichiatra venale che, per non perdere i soldi della retta di Gnauli, gli concede di aggirarsi per la clinica fingendosi dottore. Direttore burbero dai modi severi, maltratta medici ed ammalati ed impone che in ogni stanza della clinica ci sia una sua gigantografia. Fedele al motto: “Per me c’è un principio assoluto; tutti gli uomini sono pazzi e se qualcuno non lo è deve darmene le prove”  prova ad ipnotizzare Gnauli e, dopo avergli iniettato un siero, prova a convincerlo che è lui che comanda in clinica. Nel prevedibile lieto fine Gnauli pronuncia un inno in favore della follia, ritenendola l’unica vera espressione di liberà concessa all’umanità.

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