Giorni d’amore di Giuseppe De Santis Italia– 1954– Durata 98’ – B/N- Italia – 1954– Durata 98’ – B/N

11 Giugno 2026 | Di Ignazio Senatore

Pasquale (Marcello Mastroianni) e Angela (Marina Vlady) sono promessi sposi, ma, per questioni economiche, sono costretti a rimandare ogni anno il matrimonio.

I loro genitori, non potendo affrontare le spese del matrimonio, invece, di venire loro incontro, prendono tempo e trovano, ogni volta, mille cavilli.

Pasquale inizia a informarsi sui prezzi delle fedi, del vestito, degli addobbi in chiesa e del rinfresco e prende atto che sposarsi è un lusso.

Allora si fa strada in lui che l’unica soluzione è quella che le due famiglie debbano fingere di litigare, lasciar credere ai paesani che si oppongono alle nozze, così la “fuitina”, la fuga d’amore tra lui e Angela, è legittimata e risparmiano, così, le spese del matrimonio.

 I promessi sposi fuggono e si rifugiano nel casolare della famiglia di lei.  Pasquale vorrebbe tuffarsi tra le braccia di Angela, ma le oche, le galline e le papere non solo fanno un enorme baccano e rendono Angela sempre più nervosa e inquieta,

Di fatto, lei teme che lui voglia solo spassarsela e, poi, non la sposerebbe più.

Intanto, le due famiglie devono fingere di litigare e, dopo le prime timide accuse, iniziano a scaldarsi e, sempre più calati nella parte, alzano così i toni che deve intervenire il brigadiere per sedare gli animi.

Angela si rifiuta di far l’amore con Pasquale che, dopo mille tentativi, stufo, minaccia di non volerla sposare più. 

Alla fine, Angelina cede e i due innamorati si sposano in chiesa al mattino, alla presenza di qualche testimone, che partecipa alla cerimonia, grazie a un piccolo compenso.

Mentre le due famiglie, cercano, invano, di impedire il matrimonio, Pasquale e Angerla scendono sorridenti e contenti lo scalone del sagrato.

De Santis, al suo primo film a colori, abbandona i toni drammatici a lui cari, e, pur restando fedele alla rappresentazione di un mondo contadino, semplice e genuino, sposa i toni del genere definito “neorealismo rosa”.

La vicenda è inondata di un tocco quasi fiabesco e i protagonisti sono due giovani che si amano, ma devono fare i conti con la povertà che li assale e non permette alla romantica Angela di coronare il sogno di indossare l’agognato abito bianco di festeggiare con gli invitati il giorno più bello della sua vita. 

In verità, De Santis punta troppo sul rifiuto di Angela di concedersi a Pasquale che, nelle ultime battute, non solo perde la pazienza, ma teme, giustamente, che la sua innamorata non lo desideri affatto o che nasconda qualche temibile segreto.

Ma al di là delle baruffe gioiose dei due innamorati, in questa commedia rusticana, la scena più divertente è quella che mostra le due famiglie che, non hanno nessun motivo per litigare e, infatti, i loro attacchi sono così flebili e inoffensivi che scatenano ilarità e divertimento dei paesani.

La trama è, però nel complesso, abbastanza statica, ma si riscatta nel finale, con la scena dei due sposi che, felici e contenti, hanno realizzato il loro sogno, in barba ai loro rissosi e averi familiari.

Nei titoli di testa, la scritta: “A tutte le ragazze e a tutti quei giovani che per realizzare un loro sogno riescono a sposarsi attraverso vicende penose e spesso stravaganti, questa favola d’amore è dedicata.”

Marcello Mastroianni premiato con il Nastro d’argento come migliore attore protagonista. Consulenza per il colore del pittore Domenico Purificato. Aiuto regista: Elio Petri.

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