Roma. 1789. Con la speranza di sbarazzarsi di Ernesto (Maurizio D’Ancora), il nipote, dedito alla vita mondana e a spese superflue, l’avaro Don Pasquale Corneto (Armando Falconi), organizza un pranzo per combinare il suo matrimonio con una a scelta tra un paio di donzelle Ernesto ama, però, ricambiato, Norina (Laura Solari), giovane attrice del teatro della “Pallacorda”. Il dottor Malatesta (Franco Coop) mette in guardia Norina e le comunica che se Ernesto non si sposa, verrà diseredato.
Avendo intuito che Ernesto non è disposto a cedere al suo ricatto, per non incorrere in problemi con la legge, Don Pasquale decide di sposarsi.
Ernesto e il dottore, allora, decidono di presentargli Norina, lasciandogli credere che si chiami Sofronia, ospite in convento dalle suore Orsoline.
Inoltre, il dottore ingiunge a Don Pasquale di tener segreto il suo matrimonio, perché Sofronia era stata promessa prima a un fantomatico visconte Filangieri, che se scopre l’affronto, potrebbe vendicarsi di lui e infilzarlo in duello.
Il dottore, intanto, corrompe un notaio e lo induce a firmare un finto contratto di matrimonio. Per far ingelosire Norina, intanto, Ernesto finge di corteggiare Arianna (Greta Gonda). Ben presto, Norina inizia a fare delle spese, che Don Pasquale ritiene sconsiderate. Il dottore, allora, lascia credere a Don Pasquale che l’immaginario visconte Filangieri lo ha sfidato a duello.
Ernesto si offre di battersi al posto dello zio e, con questa sua mossa conquista la fiducia del pavido Don Pasquale. Norina allora svela a Don Pasquale che il matrimonio era tutta una burla e che ama Ernesto. Don Pasquale, allora, acconsente che i due giovani si sposino e vadano a vivere nella casa in città appena arredata.
Mastrocinque, coadiuvato in sede di sceneggiatura dai giovani Gianni Puccini e Giuseppe De Santis, traspone sul grande schermo l’opera buffa, nata da un libretto di Michele Accursi, musicata da Gaetano Donizetti.
Intelligentemente, il regista romano non appesantisce la vicenda con i duetti, tratti dall’opera, ma affida ad Alessandro Cicognini il compito di adattare la musica del compositore bergamasco, che funge da tappeto ai dialoghi dei protagonisti.
Il film è, nel complesso, piacevole e l’ottusità e l’avarizia di Don Pasquale, è giustamente derisa e messa alla berlina. Pregevoli la scenografia di Giorgio Pinzauto e i costumi di Gino Sensani, Maria De Matteis.
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