Foxcatcher – Una storia americana (Foxcatcher) di Bennett Miller – USA – 2014 – Durata: 134’

7 Ottobre 2022 | Di Ignazio Senatore
Foxcatcher  – Una storia americana  (Foxcatcher)  di Bennett Miller – USA – 2014 – Durata: 134’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Mark Schultz (Channing Tatum) ed il fratello Dave (Mark Ruffalo) sono due famosi campioni olimpici di lotta libera. Un giorno Mark è contattato dal milionario John E. du Pont (Steve Carell), un coach eccentrico, erede della famiglia du Pont, che gli propone di far parte del Team Foxcatcher, e di trasferirsi nella struttura da lui istituita per allenarsi, assieme agli altri allievi, per i Campionati del Mondo. Mark prova a coinvolgere anche Dave, che però non accetta la proposta e preferisce rimanere a vivere al fianco dei suoi cari. Mark vince l’oro ai Campionati del Mondo del 1987 e si lega sempre più a du Pont, che si rivela essere un uomo emotivamente disturbato, in chiaro conflitto con la madre (Vanessa Redgrave), una donna distante ed anaffettiva. Du Pont fa uso di cocaina e trascina Mark in quell’inferno. Dopo un diverbio con lui, Du Pont recluta nella sua scuderia anche Dave che si trasferisce nella stessa struttura con la famiglia. Mark che ha sempre avuto nei confronti di Dave una sorta di sudditanza, vive la sua presenza come un ulteriore carico emotivo. Ai Trials, perde il primo incontro, ma grazie all’aiuto del fratello, riesce a vincere gli incontri successivi ed a qualificarsi per le Olimpiadi di Seul. Ma la tragedia è dietro l’angolo.

Il film, adattamento cinematografico dell’autobiografia “Foxcatcher. Una storia vera di sport, sangue e follia, scritta nel 2014 da Mark Schultz, è diretto con mano ferma da Bennett Miller (L’arte di vincere, Truman Capote…), un regista che non ama fronzoli e lustrini e che arriva sempre dritto al cuore delle storie. Dietro l’apparente film “sportivo”, Miller ci regala  una vicenda, tratta da una storia vera, che mostra un impietoso spaccato dell’America. Al centro della narrazione John du Pont, ricco e disturbato megalomane, dagli evidenti orientamenti omosessuali rimossi, vittima di un rapporto irrisolto con la madre, vissuto sempre nel lusso, senza aver però ricevuto in cambio un grammo d’affetto. Per tutto il film cerca (invano) di collezionare medaglie, proponendosi ai suoi atleti come padre e mentore, ma dietro questa apparente generosità, il suo unico desiderio è quello di controllare ossessivamente e gestire la vita degli atleti che devono vivere del suo mito e nutrirsi del suo ipertrofico Io. Il film è stato premiato con una pioggia di premi, ma ben vedere, fatta salva l’asciutta prova attoriale di Steve Carell, ha troppi momenti di stanca e riesce, solo a tratti, a far vibrare appieno il cuore dello spettatore. Candidato all’Osca 2015 miglior regia, attore protagonista (Steve Carell), e attore non protagonista (Mark Ruffalo), sceneggiatura originale, trucco (Bill Corso e Dennis Liddiard). 

Per un approfondimento sul tema “Cinema e sport” si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Quando il campione recita”, edito da Absolutely Free.

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