Guido Lombardi

12 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Guido Lombardi
Ignazio Senatore Intervista...
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“Il film nasce da un’idea mia e di Guido e doveva essere diretto da Abel Ferrara. Guido si è poi talmente innamorato della storia che abbiamo deciso che a girarlo fosse lui.” A raccontarsi è Gaetano Di Vaio, fondatore della vulcanica Factory “Figli del Bronx”, produttore di Take five, l’ultima pellicola di Guido Lombardi, regista del poetico e struggente La bas, vincitore del Leone del futuro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2012. “Ci lusinga il fatto che Marco Muller abbia voluto fortemente Take five in concorso al prossimo Festival del Cinema di Roma, un film di genere che coniuga il thriller al gangster-movie e che vuole essere un omaggio ad un certo tipo di cinema in voga in Italia negli anni Settanta. Guido ha, infatti, più o meno esplicitamente, omaggiare non solo I soliti ignoti ed a Operazione San Gennaro ma anche a Le iene di Tarantino e Sergio Leone.”

Take five (titolo che fa chiaramente riferimento al famosissimo brano jazz del Dave Brubeck Quartet, inciso nel 1959) narra la vicenda di cinque componenti di una banda; un idraulico con il vizio del gioco, un gangster leggendario e depresso, un fotografo di matrimoni, ex rapinatore, reduce da un infarto, un ricettatore, pugile squalificato a vita che, dopo una vita di stenti, illusioni e fregature, decidono di mettere a segno il “colpo della vita” e di raggiungere il caveau di una banca attraverso la rete fognaria. Ad affiancare i cinque protagonisti (Peppe Lanzetta, Salvatore Striano, Salvatore Ruocco,Carmine Paternoster e lo stesso Gaetano Di Vaio) un cast tutto partenopeo; Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo, Alan De Luca.

La vicenda é completamente ambientata a Napoli ma la cosa che più ci inorgoglisce, afferma Di Vaio, è che il cast è composto tutti da “proletari” del cinema. Per essere fedeli allo spirito originale del testo, ci siamo opposti all’idea che a vestire i panni di Sasà, O Sciomèn e degli altri protagonisti fossero Gerard Depardieu, Scamarcio ed Elio Germano. Ai produttori la storia era piaciuta molto e speravano con l’innesto di questi grandi attori di renderla più commerciale. Io e Guido abbiamo tenuto duro, perché la nostra scelta di mettere in campo solo attori napoletani, era anche politica.  Con Take five abbiamo voluto realizzare un film di genere che rompesse il solito schema delle produzioni cinematografiche nostrane che propongono o l’ipersociale o la commedia. E’ un film ironico che alla fiction mescola storie realmente vissute dai singoli protagonisti, come quella di Salvatore Ruocco, che nella vita reale era un pugile di incontri clandestini e fu squalificato a vita perché ruppe una sedia in testa ad un arbitro corrotto.”

In concorso al Festival di Roma, nella Sezione Prospettiva Italia, un’altra opera targata “Figli del Bronx”; il documentario “Ritratti abusivi”, diretto da Romano Montesarco ambientato nel Parco Saraceno di Castelvolturno, che si avvale della collaborazione in sede di montaggio di Roberto Perpignani, montatore di Ultimo tango a Parigi.

Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno – 17-10-2013

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