I re e la regina (Rois et reine) di Arnaud Desplechin – Francia – 2004 – Durata 150’

14 Febbraio 2020 | Di Ignazio Senatore
I re e la regina (Rois et reine) di Arnaud Desplechin – Francia – 2004 – Durata 150’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Nora (Emanuelle Devos) è incinta; Pierre, il suo giovane amante, litiga con lei ed, esasperato dai suoi comportamenti, quasi per gioco, si spara un colpo di pistola in pieno petto. Il padre (Jean-Paul Roussillon) di lei, famoso scrittore, ricostruisce l’oscuro incidente e si rende conto che la figlia le ha celato qualche importante particolare ma, per evitarle degli eventuali problemi con la giustizia, le suggerisce un’inattaccabile linea di difesa. Nora porta egualmente avanti la gravidanza ed imbastisce una tormentata relazione con Isamel (Mathieu Almaric), uno squinternato suonatore di viola che si prende cura per anni del piccolo Elias. Qualche anno dopo, l’inespugnabile, fredda e controllata, Nora, ormai trentacinquenne, dopo aver rotto con Ismael, decide di sposare Abel, un ricco uomo d’affari che non ama ma prima si mette sulle tracce di Ismael, internato in manicomio, dopo aver tentato un paio di suicidi ed affidato alle cure dell’algida ed impenetrabile dottoressa Vasset (Catherine Deneuve). Noncurante che il suo ex amante, per non impazzire, sta lottando contro i propri fantasmi interni, Nora gli chiede di adottare Elias. Sul finale l’anziano genitore di Nora, affetto da un male incurabile muore, Ismael è dimesso dal manicomio e Nora convolerà (felicemente?) a nozze.

Film diviso in più quadri (”Nora”, “Liberations terribile”, Dentr le morts”, “Epilogo”) che ruota intorno al tema delle emozioni negate ed inespresse. Nonostante la malattia del padre di Nora pesi come un macigno sulla fruizione del film, il regista si tiene lontano mille miglia dalle strizzate di cuore e dal melenso melodramma ed, indeciso se impaginare un dramma o una commedia, sceglie di situarsi nel mezzo, giocando tutto sul contrasto tra l’implosione, l’autocontrollo e la freddezza di Nora e l’esplosione, il discontrollo e l’effervescenza di Ismael. Il regista predilige una scrittura elegante e raffinata, impagina una trama confusa e cervellotica e stempera i dialoghi fino a renderli impalpabili ed inconsistenti. Ed in questo stato di perpetua partenza dal racconto, risiede (forse) il fascino del film che ti rimane dentro soprattutto per il malsano e conflittuale rapporto tra Nora ed il padre, un genitore che fin da piccola le ha insegnato a non mostrare i suoi sentimenti e che “essere amata é non dover chiedere” Sul finale, inaspettatamente, Nora s’imbatte, per caso, in alcune pagine dell’ultimo romanzo/diario del padre ed é gelata dalle sue agghiaccianti annotazioni. Dopo essersi concessa un attimo di abbandono e di smarrimento, con mano ferma e sicura, Nora strappa quelle pagine al vetriolo che brucerà, il giorno del matrimonio, in un fuoco purificatore. Il titolo del film fa riferimento alla regina (Nora) ed ai suoi re; il padre, il figlio,  Ismael e Pierre.

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