I tre giorni del Condor di Sidney Pollack – Italia, USA – 1975.- Durata 117’

24 Settembre 2025 | Di Ignazio Senatore
I tre giorni del Condor di Sidney Pollack – Italia, USA – 1975.-  Durata 117’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Manhattan. Joseph Turner (Robert Redford), nome in codice “Condor”, impiegato della American Literary Historical Society”, ufficio che collabora con la CIA, come gli altri colleghi, legge libri e giornali che provengono da tutto il mondo e relazionano, poi, ai capi eventuali codici segreti o possibili complotti.

Attento e scrupoloso, invia ai superiori un rapporto che reputa interessante, ma non riceve alcuna risposta, Turner esce per comprare la colazione e un commando di sicari, guidati da Joubert (Max von Sydow), irrompe nel suo ufficio e uccide tutti gli impiegati.

Turner, unico sopravvissuto, contatta telefonicamente un agente della CIA, che informato dell’accaduto, gli comunica che deve recarsi in un luogo e a un’ora stabilita. Turner si reca all’appuntamento, ma scopre che è una trappola e che dei sicari volevano eliminarlo.

Temendo per la propria vita, sequestra Kathy Hale (Faye Dunaway), una sconosciuta, incontrata per strada, e le chiede di nasconderlo in casa. Lei è confusa e spaventata ma, poi, inizia a fidarsi di lui e, dopo una notte d’amore, decide di collaborare.

Turner tenta, invano, di mettersi in contatto con Wilk (Michael Kane), il suo superiore, e riesce, miracolosamente, a evitare che sia ucciso da Joubert e da un altro sicario, travestito da postino.

Man mano, incolla i pezzi e comprende che a guidare le fila dei sicari è un’ala deviata della stessa CIA, che vuole eliminarlo per il dossier che ha spedito, che svelava che la CIA, per assicurarsi il controllo del petrolio, ha in mente di far scoppiare la guerra in Medio Oriente.

Sul finale, Turner spedisce il dossier al New York Times. L’eminente quotidiano lo pubblicherà o la CIA glielo impedirà?

Sydney Pollack (Come eravamo, Il cavaliere elettrico, Tootsie, La mia Africa…) s’ispira al romanzo I sei giorni del condor, di James Grady e impagina un fanta-spionistico, che punta su un espediente narrativo ben consolidato: un uomo comune, si trova, senza sapere il perché, a essere braccato e catapultato, all’improvviso, in una storia più grande di lui.

Pollock è un maestro nel descrivere Turner, metafora dell’americano medio, onesto impiegato che, all’improvviso, scopre che tutte le sue certezze sono crollate e che non può fidarsi di nessuno.

Sullo sfondo, senza che sia mai citato, lo scandalo Watergate e le altre malefatte del governo americano di quegli anni. che hanno sconvolto la middle-class americana.

A ben vedere, però, sin dalle prime battute, la vicenda appare poco credibile. E’ abbastanza inverosimile, infatti, che un’organizzazione cinica e perfettamente oleata come la CIA, non riesca a eliminare un mite impiegato come Turner e che un suo dossier possa metterla così in difficoltà.

Critiche a parte, nel complesso, il ritmo è ben sostenuto e la presenza della Dunaway vale da solo il prezzo del biglietto. Candidata all’Oscar come miglior montaggio e premiato con un David speciale per la migliore regia.

 

Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.

 

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