Aspromonte, Calabria. Giuseppe Musolino (Amedeo Nazzari), giovane contadino calabrese ama Mara (Silvana Mangano) e vuole sposarla.
Don Pietro (Guido Morisi), capo della malavita locale, vuole imporre a Musolino la sua protezione, ma lui si rifiuta di pagare il pizzo.
Don Pietro ha, però, messo anche gli occhi su Mara. Giuseppe lo affronta, i due litigano e Don Pietro ha la peggio. Il giorno seguente il paese è in festa e, durante la processione, Don Pietro è assassinato.
I sospetti cadono su Giuseppe che, all’ora del delitto, era in compagnia di Mara. Nel corso del processo, Rocco (Rocco D’Assunta), il sacrestano, Marco (Giacomo Giuradei), un amico, e il dottore Micheli (Edoardo Spadaro), invece che discolparlo, testimoniano il falso e Giuseppe è condannato a ventun anni di carcere.
Dopo due anni e sette mesi, Giuseppe evade e ritorna in paese per vendicarsi. Uccide Rocco e Marco e i carabinieri, nella speranza di avere qualche soffiata, mettono una taglia su di lui.
Giuseppe ha sotto tiro anche Micheli, ma lo risparmia, perché il dottore gli comunica che deve correre da una partoriente. Per intascare la taglia, alcuni uomini seguono Mara al fienile, dove si nasconde Giuseppe. I due, però, in maniera rocambolesca, riescono a fuggire.
Mara è incinta e, dopo essere caduta da cavallo, sviene. Giuseppe irrompe mentre è in corso un banchetto nuziale, e costringe il dottore a visitare Mara.
Il medico li rassicura, li invita a fuggire via dal paese e promette loro che l’indomani donerà loro dei soldi affinché possano affrontare il viaggio. Prima di partire Mara e Giuseppe si recano in una chiesa per confessarsi.
Don Antonio (Ignazio Balsamo), l’autore del delitto, colui che aveva minacciato i testimoni, segue il dottore, lo ammazza e uccide Mara sul sagrato della chiesa. Nel corso della lotta, Giuseppe lo uccide e si costituisce, poi, ai carabinieri.
Melodramma dalle forti passioni, che prende spunto dalla vera storia di Giuseppe Musolino, meglio noto come “il brigante dell’Aspromonte”, condannato ingiustamente nel 1897, a ventun anni di carcere, per un delitto che non aveva commesso.
Nel film, nonostante, il personaggio di Musolino metta in atto la sua feroce vendetta, Camierini (I grandi magazzini, Il brigante Musolino, Il cappello a tre punte, Vacanze a Ischia, La figlia del capitano…), gli regala una spiazzante umanità.
Non a caso, piuttosto che portare a termine la sua vendetta e uccidere il dottore, lo risparmia, per permettergli di accorrere ad aiutare una partoriente e, sul finale, si reca al commissariato per costituirsi, con il corpo esanime di Mara tra le braccia.
In questo western atipico, solo nelle ultime battute del film il regista svela chi è l’autore del delitto che, minacciandoli, ha costretto i testimoni a dichiarare il falso.
Nazzari, pur sempre impetuoso, con i suoi scatti improvvisi e il suo piglio deciso, riesce a trasmettere il giusto pathos al personaggio.
A fare da cornice ai protagonisti gli splendidi e selvaggi paesaggi della Sila. Nastro d’argento a Umberto Spadaro. Aiuto regista Sergio Leone.
Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.
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