Alberto Mariani (Alberto Sordi), giovane imprenditore edile, sposa Elena Bonfanti (Aurora Bautista), una sbiadita violoncellista. Dopo un viaggio di nozze, felici e contenti entrano nella loro nuova casetta, che ha come fiore all’occhiello una bella terrazza., con vista sulla città.
Alberto trascorre le serate ad ascoltare la moglie che suona il violoncello, e, costretto a dare un taglio agli amici e, tenuto a freno dall’arcigna e possessiva mogliettina, pur essendo un tifosissimo della Roma, non può nemmeno andare allo stadio a vedere il derby con la Lazio.
Alberto e il suo socio Ernesto (Luigi Tosi), sono a corto di liquidi e fanno i salti mortali per cercare dei finanziatori che gli permettano di terminare i lavori nel loro cantiere.
Elena tormenta Alberto con le sue telefonate inopportune e la suocera (Laly Blanch), sempre più presente in casa loro, caccia via la loro giovane e prosperosa cameriera, e la rimpiazza con una megera.
Non paga, ha in mente di far costruire sul terrazzo la stanzetta per sé e Ida (Delia Luna), l’altra figlia. Sempre più sull’orlo del fallimento, Alberto deve pagare una cambiale di un milione al commendatore Rinaldi e, mentendo, lo rassicura che onorerà gli impegni, non appena Ernesto, tornerà da Bari.
Elena piomba nell’ufficio di Alberto e, invece, di assecondarlo, svela al commendatore che Ernesto è nell’altre stanza, scatenando così l’ira del commendatore che, sentendosi gabbato, va via sbattendo la porta e annuncia loro che riprenderà l’escavatore dal cantiere.
Con la scusa che è stata abbandonata dal fidanzato, anche Ida si piazza a casa di Alberto. Ernesto scopre che una contessa (Ramsay Ames) ricchissima, possiede un’escavatrice. Si presenta con Alberto da lei e le propongono di costituire una società.
Lei è interessata ad Alberto e gli fa gli occhi dolci e, per concludere l’affare, i due vanno a ballare e lei gli propone di partire con lei per due giorni. Alberto tocca il cielo con un dito, consapevole che risolverà finalmente tutti i suoi problemi, scongiurando così il fallimento.
Tornato a casa, scopre che Ida l’aveva visto in compagnia della contessa e ha spiattellato tutto alla moglie. Lui cerca di farle capire che è un’occasione che non può lasciarsi sfuggire, alza la voce e, poiché, lei non lo ascolta neppure, le molla anche uno schiaffo e poi va via sbattendo la porta.
La suocera, allora, lo rintraccia telefonicamente e, mentendo, gli comunica che Elena è ricoverata in ospedale per un attacco di appendicite. Alberto molla la contessa e corre in ospedale, ma scopre che era tutta una finzione.
Il film si chiude con Alberto che, dopo essere fallito, è impiegato in una ditta di cioccolatini e, come commesso viaggiatore, gira l’Italia. E’ in uno scompartimento di un treno e fa il galante con una signorina alla quale dichiara di non essere sposato.
Coadiuvato in sede di sceneggiatura da Rodolfo Sonego, storico sceneggiatore di Sordi, Loy, Maccari, Scola e dallo stesso Sordi, Puccini regala allo spettatore una commedia che si inscrive sul solco degli altri personaggi di “italiano medio”, interpretati dall’Albertone nazionale.
Anche in questo film, Sordi veste i panni di un uomo passivo, senza spina dorsale, dipendente da una moglie possessiva, e soffocato da una suocera asfissiante e manipolatrice.
Senza reagire, accetta e subisce in silenzio le loro imposizioni, per poi, sul finale, trovare un escamotage per sfuggire dalle grinfie delle sue persecutrici.
Sordi regge da solo tutto il film e mette in campo tutto il suo repertorio comico e, nel corso della narrazione, sgrana gli occhi, fa mille smorfie, commenta sottovoce e in romanesco i momenti a lui sfavorevoli e condisce il tutto con la sua fragorosa risata.
Nel film, le donne sono descritte tutte negativamente, a conferma che molti critici hanno letto nei film nei quali compare Sordi, sempre un pizzico di inveterata misoginia.
Ma il tutto è al servizio della comicità e, certamente Puccini, in questa commedia di costume, punta più il dito sull’Italia del boom, retto sulle cambiali e sui protesti, dove improbabili imprenditori, accecati dal facile guadagno, mettevano su imprese senza avere il becco di un quattrino e speravano di cavarsela grazie all’aiuto del classico onorevole di turno compiacente e corruttibile o di un finanziatore calato, all’improvviso dal cielo. Il film è gradevole e non mancano le scenette divertenti.
Su tutte Alberto è incollato alla radiolina e segue con partecipazione il derby. Nel momento in cui l’arbitro decreta il rigore per la Roma, Elena e le amiche che compongono il quartetto di violoncelli, intonano un brano che, improvvisamente, s’impenna e coprono l’ascolto della radiocronaca, impedendo di fatto ad Alberto di conoscere l’esito del tiro dal dischetto. Aurora Bautista, anonime e incolore.
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