Il mio migliore amico (Mon meilleur ami) di Patrice Leconte – Francia – 2006 – Durata 94’

18 Dicembre 2014 | Di Ignazio Senatore
Il mio migliore amico (Mon meilleur ami) di Patrice Leconte – Francia – 2006 – Durata 94’
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In una chiesa semideserta, l’antiquario François (Daniel Auteuil) non sembra molto coinvolto dal funerale al quale sta assistendo. Al termine della cerimonia, accenna, infatti, alla vedova un mobile che il defunto voleva acquistare prima di morire. Un attimo dopo è in una prestigiosa galleria d’arte, dove è in corso un’asta di oggetti antichi. Il banditore mostra un vaso ellenico del quinto secolo A.C. che raffigura Patroclo e Achille e narra della leggenda di Patroclo che, afflitto per la morte dell’amico, lo riempì di lacrime.

Travolto da un impulso irresistibile, François lo compra per un prezzo proibitivo, strappandolo a Etienne Delamotte (Henri Garcin), un appassionato collezionista e produttore televisivo. Francois sale, poi, su un taxi guidato dal logorroico Bruno (Dany Boon), una sorta di enciclopedia vivente che, per ogni strada che attraversa, fornisce aneddoti e curiosità. Giunto al ristorante, l’attendono per il suo compleanno, Catherine (Julie Gayet), la sua socia in affari, fidanzata con Marianne, e un altro paio di persone.

Con un pizzico di sarcasmo, Marianne ricorda a Francois che ama solo gli oggetti, che non è interessato agli altri e che non ha un amico su cui contare, da poter chiamare nel momento del bisogno. Sfidandolo, scommette con lui il vaso greco e gli dà dieci giorni di tempo per presentargli l’amico del cuore. Marianne ha colto nel segno e, allora, il cinico Francois, contatta Bertrand, un mercante, con il quale aveva soggiornato in vacanza anni prima, che lo liquida, su due piedi, con qualche battuta acida. Dopo aver richiesto in libreria il volume “Come farsi degli amici”, Francois cerca di rubare qualche prezioso consiglio, partecipando a una conferenza sul tema dell’amicizia.

Intanto Bruno, appassionato di giochi a quiz, cerca, invano, di essere selezionato per il programma “Una risposta per tutto”, ma, pur conoscendo le risposte, essendo molto emotivo, non risponde, in tempo, alle domande che gli vengono poste. 

Francois s’imbatte nuovamente in Bruno, e avendo intuito che è un tipo che lega immediatamente con le persone, gli chiede di insegnargli come fare amicizia.

Fatto tesoro di alcuni suggerimenti, si reca da Luc, un amico d’infanzia, che, dopo averlo trattato freddamente, gli ricorda che, a scuola, era un antipatico spaccone, Francois lega sempre più con Bruno, una persona semplice, dal cuore d’oro, separato dalla moglie che lo aveva tradito con il suo migliore amico.

Dopo una serie di colpi di scena, Francois, per vincere la scommessa, approfitta della buona fede di Bruno ed è ancor più stigmatizzato da Catherine per il suo vile e meschino comportamento.

Bruno è ferito nell’orgoglio e Francois, per riparare al torto, dopo aver venduto il prezioso vaso a Etienne, gli chiede di ammettere Bruno nel programma a premi Chi vuol essere milionario? E se nel corso del quiz, Bruno, giunto sul punto di vincere il premio milionario, avesse bisogno dell’aiuto da casa di un amico?

Leconte, in gran spolvero, dirige questa commedia brillante, leggera e garbata, e s’affida in sede di sceneggiatura al fido Jerome Tonnerre.

Sin dalle prime scene ci si chiede cosa abbia smosso, inconsapevolmente, l’inconscio dell’imperturbabile, freddo e impassibile mercante d’arte, che acquista il prezioso vaso greco per una cifra da capogiro.

Il regista sceglie il vaso, che un tempo fu ricolmo di lacrime, per mostrarci la solitudine e il dolore inespresso del protagonista e portarlo, così, allo scoperto.

Leconte scopre subito le carte e, già in apertura, svela l’aridità e povertà affettiva del protagonista, che, fino ad allora non si era mai domandato come mai non avesse un amico. Perché mai, Leconte, impagina un inizio così accecante che contiene già in sé l’essenza del film? Può un film ruotare, impunemente, (e soltanto) intorno a un sentimento come quello desueto e retrò dell’amicizia? Ed è proprio questa sua scelta controcorrente che spiazza e agguanta lo spettatore.

Leconte descrive l’arido e freddo Francois, come un mercante che ha puntato tutto sul lavoro e ha un’agenda piena di appuntamenti. Separato dalla moglie, è padre di Louise (Julie Durand), una ragazza affetta da diverse allergie, che è per lui è una perfetta sconosciuta e con la quale non ha il minimo rapporto affettivo. In tutto il film Francois non mostra nessun ripiegamento su se stesso e, seguendo i consigli di Bruno, si spende per raggiungere le tre S (essere simpatico, sorridente e sincero) al solo scopo di vincere la scommessa con Catherine.

Egoista, si nutre solo del suo Io ed è incapace di relazionarsi agli altri. Non ricorda che Catherine è fidanzata con Marianne e non si è mai accorto che la socia ha sempre ricercato, disinteressatamente, la sua sincera amicizia.

Bruno, invece, funge da suo contro-altare, e veste i panni di un bambinone goffo e infantile, che vive ancora a casa dei genitori, ma estroverso, empatico e altruista, grazie alla sua generosità, fa amicizia con tutti.

La commedia scorre senza intoppi, tanti i momenti esilaranti. Su tutti i goffi tentativi di Francois di fare amicizia con degli sconosciuti in un parco e le risposte sarcastiche dei suoi vecchi conoscenti che lo liquidano senza troppi fronzoli, quando lui chiede loro di essere suo amico.

Dopo Tandem, Leconte rispolvera il tema dell’amicizia al maschile e s’affida al travolgente Dany Boon e a Daniel Auteuil, che, dopo le impeccabili interpretazioni ne L’amore che non muore e ne La ragazza sul ponte, mostra di saper destreggiarsi anche in una commedia. L’unico neo, nelle ultime battute del film, l’eccessivo spazio dato al quiz televisivo nel quale è impegnato Bruno. Citazione de Il piccolo principe di Saint-Exupery.

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