Il profumo di Yvonne di Patrice Leconte – Francia –

12 Aprile 2026 | Di Ignazio Senatore
Il profumo di Yvonne di Patrice Leconte – Francia –
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Ginevra, estate del 1961 Sulle rive del lago svizzero, il conte russo Victor Chmara (Hippolyte Girardot), disertore, invece, di partire per la guerra in Algeria, trascorre i pomeriggi, senza far nulla, nella lussuosa hall dell’Hotel Hermitage, e, di sera, si ritira, Ai Tigli, una modesta pensioncina dove alloggia.

Victor non lavora e vive di rendita, grazie alla preziosa collezione di farfalle ereditata dal padre e, quando ne ha bisogno, vende uno dei pezzi pregiati.

Nel prestigioso albergo, incontra la giovane e elegante Yvonne (Sandra Majani), aspirante attrice, in compagnia del suo cane Osvaldo, e di Renè Meinthe (Jean Pierre Marielle), un eccentrico e stravagante medico omosessuale.

I due giovani, inseparabili, scarrozzano a bordo della decappottabile di Renè e non disdegnano di partecipare ai party organizzati dal bel mondo.

E’ in programma l’ambita Coppa Houligant, che premia la donna più bella e elegante che sfila in un’auto di lusso. Yvonne partecipa assieme a Renè, in veste di autista, e si aggiudica la coppa e un sostanzioso premio in denaro.

In serata, balla con Daniel Hendrickx, detto Pulli, gran cerimoniere dell’evento, ex campione francese di sci, ricco e maturo donnaiolo.

Victor è geloso, non approva il comportamento troppo disinibito di Yvonne e, stufo di quel falso e patinato ambiente ginevrino, le comunica che vuole sposarla e partire con lei in America. Yvonne gli lascia credere che volerà con lui a New York, ma, ambiziosa e arrivista, non volendo abbandonare la carriera d’attrice, al mattino fugge con Pulli.

Passa del tempo. Renè e Victor s’incontrano. Renè, stanco della vita, si suicida, lasciandosi precipitare nel vuoto con la sua auto. A Victor non restano che i ricordi di quella magnifica estate del ‘58

Leconte dirige una pellicola raffinata, ma troppo patinata. Il film si dipana da un lungo flashback e si apre, con la voce off di Victor che ritorna con la memoria all’estate del ’58.

Indeciso se dirigere un sentimentale o proporre un affresco estetizzante del bel mondo dell’alta borghesia ginevrina, il regista francese si colloca nel mezzo.

La love-story tra il discreto e timido Victor e l’enigmatica e avventuriera Yvonne, esplode, sin dalle prime battute. E’ Yvonne a muovere i fili della coppia: è lei, che mentre sono sul battello, lo stuzzica e gli dona, come souvenir, i suoi slip. Successivamente, in maniera civettuola, gli chiede se, quando saranno sposati, acquisirà il titolo di contessa e, infine, sempre più spregiudicata, lo spinge ad andare in hotel per fare l’amore.

Victor, che colleziona da cinque anni la rivista Cinèmonde, rapito dalla sua bellezza, non stacca gli occhi da lei e, come recita il titolo del film, si nutre del suo profumo. A Renè, che invidia il suo stile di vita, Victor, con una punta di sarcasmo. risponde: “Una volta, quando mi si domandava che facevo nella vita, rispondevo: Mi lascio invecchiare il più lentamente possibile.”

Leconte non disdegna di mostrare delle scene nelle quali i protagonisti fanno l’amore, ma il suo sguardo è pudico e la pellicola non scivola mai nel soft-erotico.

Troppo acerba e sbiadita Sandra Majnani, già comparsa nel ruolo di una cameriera nel precedente Tango, subentrata a Carole Bouquet, impegnata in un altro film.

Cameo di Richard Bohringer, già co-protagonista in Tango, nei panni dello zio di Yvonne. Citazione de La dolce vita di Federico Fellini.

Nel trasporre fedelmente il romanzo Villa triste di Patrick Modiano, il regista parigino descrive perfettamente l’atmosfera raffinata e elegante che si respira in quegli anni nei vuoti e luccicanti ambienti alto-borghesi, e rende più agile e coinvolgente la fredda, frammentata e discontinua scrittura del romanzo.

In Villa triste la vicenda è ambientata in una stazione termale su un lago dell’Alta Savoia, a pochi chilometri dalla Svizzera. Protagonista un giovane che, nascondendo la propria identità, si spaccia per un conte russo e che trascorre le giornate al cinema.  A differenza del film, nel romanzo non c’è nessun riferimento alla prestigiosa collezione di farfalle che il conte avrebbe ereditato dal padre e, la grossa somma di denaro di cui dispone, deriva dalla vendita di due preziosi volumi.

Leconte, inoltre, pospone saggiamente, la scena della Coppa Houligant, descritta molto prima nel romanzo, dando così una spiegazione più lineare alla scelta di Yvonne di non partire per l’America e seguire, invece, il maturo latin- lover.

Nel romanzo, infine, Meinthe si suicida con il gas, prima che Yvonne abbandoni il giovane protagonista.

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