In una notte di chiaro di luna di Lina Wertmüller – Italia – 1989 – Durata 107’

15 Settembre 2020 | Di Ignazio Senatore
In una notte di chiaro di luna di Lina Wertmüller – Italia – 1989 – Durata 107’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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John Knot (Rutger Hauer) giornalista americano, ex corrispondente di guerra, decide di condurre un’indagine sull’AIDS. Fingendo di essere sieropositivo, registra le reazioni ed i commenti delle persone e, nel suo girovagare tra bar, ristoranti e tavole calde annota il comportamento dei camerieri che si rifiutano di servirlo e l’invitano a consumare in un altro locale. Grazie al suo amico Max Giobetti (Massimo Wertmüller) John ritrova a Parigi Joelle Lavoisier (Nastassja Kinski), una fotografa francese con la quale aveva avuto una fugace avventura a Beirut e scopre che lei, da qualche mese, ha messo al mondo una bambina, nata dalla loro precedente love story. John è realmente sieropositivo e, sconvolto, fugge a New York dove cerca di convincere la miliardaria Colbert (Faye Dunaway) anch’essa sieropositiva, ad arginare la diffusione del virus investendo un ingente somma di denaro nella produzione di profilattici. Sul finale Joelle lo raggiunge nella Grande Mela gli rivela che né lei, né la piccola sono state contagiate e gli che vuole restare con lui.

Wertmuller s’immerge in una storia più grande di lei e, dopo aver sprecato un cast stellare (in un piccolo cammeo compaiono anche Dominique Sanda e Peter O’Toole) confeziona un’opera fiacca e priva d’ispirazione, in bilico tra il film denuncia ed un opaco sentimentale.  Il personaggio di John è sfuocato e, per tutto il film, si limita a raccogliere passivamente le reazione dei camerieri e dei gestori dei locali che si rifiutano di servirlo. Di fronte alla composta ma decisa reazione degli intervistati, John non ha mai un gesto di stizza, non prova mai a replicare o a suggerire una possibile contro-informazione sul tema dell’AIDS ma si limita ad osservarli in silenzio. Dopo aver confezionato la prima parte della vicenda come un documentario-inchiesta sull’AIDS, la regista punta sull’incolore storia d’amore tra John e Joelle e lascia sfilare sulla scena dei personaggi dotati di un’infinita aridità morale e sentimentale. Wertmuller si tiene lontana da medici, cliniche ed infermieri e non regala alcuna riflessione al protagonista sul male che lo ha pugnalato alle spalle.  Dai risvolti un po’ troppo moralistici il maldestro tentativo di John di convincere la ricchissima ed affascinante Colbert.

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