La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana – Italia – 2003 – Durata 360’

24 Novembre 2020 | Di Ignazio Senatore
La meglio gioventù  di Marco Tullio Giordana – Italia – 2003 – Durata 360’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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Il primario di “Villa La Quiete”, una struttura psichiatrica privata chiede all’inquieto Matteo Carati (Alessio Boni) di accompagnare per delle brevi passeggiate Giorgia (Jasmine Trinca), una giovane ragazza ricoverata. Matteo scopre che ha delle bruciature sulle tempie ed intuisce che in clinica è stata sottoposta ad elettroshock-terapia. Intenerito dalla sua sofferenza, s’introduce di notte nella clinica e la porta con sé ad un appuntamento con il fratello Nicola (Luigi Lo Cascio), giovane studente di medicina e con gli amici Carlo (Fabrizio Gifuni) e Berto (Giovanni Scifoni). Invece di partire in vacanza con loro Nicola e Matteo decidono di accompagnare Giorgia nella sua città natale ma scoprono che la madre è morta ed il padre, dopo essersi risposato, ha messo su famiglia e non ne vuole sapere di prendersi carico di lei. Per una fortuita circostanza Georgia, priva di documenti, è avvicinata dai carabinieri ed è portata in caserma. I due fratelli l’aspettano per ore alla stazione poi, Matteo, deluso e sconfitto, riprende il treno e ritorna a casa. Passano gli anni; Matteo entra in polizia e Nicola, diventato psichiatra, ritrova Giorgia, reclusa in uno scantinato di una clinica psichiatrica-lager, allettata e ridotta in uno stato catatonico. Nicola si prende cura di lei e, nel tempo Giorgia migliora fino ad andare a vivere con altri ricoverati in una casa famiglia.

Il regista lascia che la vicenda si dipani intorno alle figure di Nicola e di Matteo ma intreccia le loro storie umane e personali con quelle amare, convulse e tormentate di una nazione che, nel corso dei decenni, dopo l’alluvione di Firenze è stata teatro della rivolta studentesca, delle lotte operaie, degli anni di piombo, delle stragi di Stato, fino allo scandalo di tangentopoli.

Prodotto dalla RAI il film è un grande affresco dell’Italia che si snoda dagli Anni Sessanta fino ai giorni nostri. Al d là delle vicende politiche che fanno da sfondo alla vicenda, la pellicola lascia molto spazio alle battaglie antimanicomiali condotte da Nicola che riesce a convincere alcuni pazienti a denunciare uno psichiatra insensibile e disumano. Nel corso del processo i ricoverati sfilano ad uno ad uno e con le loro toccanti testimonianze inchiodano lo psichiatra. Con grande maestria Giordana alleggerisce la narrazione e ci regala degli scambi ironici e graffianti. Nel corso del film Matteo va a trovare Nicola e, dopo aver scoperto che custodisce una foto di Basaglia, gli chiede: “Chi è quello che vuole liberare tutti i matti?”.  Nicola, gli sorride e di rimando, gli risponde: ”C’è questa strana idea che i malati non siano dei detenuti ma delle persone, che la malattia mentale non sia una colpa da espiare. Bizzarro, no?” Il regista non disdegna qualche strizzata di cuore, appare spesso didascalico e retorico e descrive Nicola come uno psichiatra basagliano che si prende amorevolmente cura dei pazienti ma è incapace di percepire la profonda angoscia che divora il fratello e lo spinge al suicidio. Nel cast Adriana Asti, Maya Sansa, Riccardo Scamarcio.  Il titolo del film è ispirato ad una raccolta di poesie friulane di Pasolini. Vincitore della Sezione “Un certain regard” al 56 Festival di Cannes. David di Donatello 2004 e vincitore di sette Nastri d’argento.

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