L’uccellino di Tinto Brass. Una donna (Silvana Mangano) nutre un’attenzione maniacale per il suo canarino e non degna di nessuna attenzione il marito (Alberto Sordi), L’uomo è così esasperato che sgattaiola da una finestra di casa, sale su un cestello di una gru, e spara all’uccellino. La moglie, però, continua a comprare altri canarini e il marito a ucciderli. Stanco, elimina la consorte.
Eritrea di Luigi Comencini. Un costruttore, Cecilio Sartoletti (Alberto Sordi) vuole lottizzare un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, ricca di alberi secolari. Dopo aver provato a corrompere un funzionario, comprende che l’unico che può autorizzare la sua opera è un onorevole (Claudio Gora). Prima di raggiungerlo sul suo yacht, ancorato al porto, presta soccorso a Eritrea (Silvana Mangano), una prostituta, abbandonata per strada, in malo modo, da un cliente. Sartoletti prova a presentare il suo progetto all’onorevole, che lo liquida su due piedi, ricordandogli che è in vacanza. Quando, però, l’onorevole vede Eritrea, credendo sia la moglie del costruttore, cambia atteggiamento e, deciso a sedurla, nonostante la presenza della moglie (Maria Tedeschi), invita Sartoletti e signora sul suo yacht. Eritrea sta al gioco, ma, quando l’onorevole le salta addosso, gli molla uno schiaffone. Tutto sembra perduto, ma Sartoletti ottiene l’autorizzazione per costruire il suo grande Hotel Bellavista, e Eritrea, frequentando l’alta società, sposa un uomo anziano, ma ricco.
“I miei cari” di Mauro Bolognini – Marco (Alberto Sordi) è ammalato e ricoverato da tempo in ospedale. Clara (Silvana Mangano), la moglie, il figlio e la suocera, ogni qual volta vanno a trovarlo, lo mortificano e gli rimproverano di essere malato, come fosse una sua scelta volontaria.
Luciana di Mauro Bolognini. Giovanni (Alberto Sordi) è sposato con Roberta (Marisa Fiorio), una donna ricca, che lo comanda a bacchetta. Luciana (Silvana Mangano) ha sposato un anziano milionario, che la tratta dall’alto in basso. Entrambi accompagnano i rispettivi coniugi all’aeroporto di Fiumicino, in partenza, con lo stesso volo, per New York. L’aereo sul quale viaggiano, ha un guasto con il carrello, e deve effettuare un atterraggio di emergenza. Giovanni e Roberta familiarizzano e si confidano che se i due coniugi dovessero perire, erediterebbero una fortuna. Lei gli svela che da anni non fa più l’amore con il marito e che non lo lascia perché, altrimenti, lui licenzierebbe il padre e i fratelli che lavorano nella sua fabbrica di scatolami. Dopo essere andati a letto insieme, lei gli confessa che lascerebbe il marito per vivere con lui, ma Giovanni le risponde che non ha il becco di un quattrino e che tutti gli averi sono intestati alla moglie. A entrambi non resta sperare che l’aereo precipiti. L’atterraggio è, invece, perfetto e la vite continua a scorrere come prima.
L’automobile di Tinto Brass. Il signor Bianchi (Alberto Sordi) è maniacalmente legato alla sua Jaguar. Quando gliela rubano, si reca con Germana (Silvana Mangano), la moglie, al commissariato, per denunciare il furto. Nel corso della deposizione, Germana dichiara di aver preso l’auto per andare all’appuntamento con Carletto, un giovanotto, conosciuto alle corse dei cani. Dopo un po’, lui le ha chiesto di guidare l’auto e, poi, sono saliti, in un alberghetto e fatto l’amore, lasciando l’auto incustodita sul piazzale, con le chiavi sul cruscotto. Più che turbato per il tradimento della moglie, Bianchi, agitatissimo, l’incolpa di aver affidato l’auto nelle mani di uno sconosciuto e di avergli permesso di guidarla a folle velocità, con il rischio di danneggiare il motore. La Jaguar è, però, subito ritrovata e Bianchi, contento e felice, corre per strada ad abbracciarla. Germana, allora, le molla un sonoro schiaffone.
In questo gustosi film ad episodi, Sordi e Mangano, da veri mattatori, sono i protagonisti di tutti e cinque gli episodi. Il primo e il quinto, firmati Tinto Brass, sono i più brevi e narrano due ossessioni; quella della moglie per il canarino e quella del marito per la Jaguar. Seppur portati all’eccesso, entrambi sono divertenti. Poco ispirato il terzo episodio di Bolognini, che si riscatta nel quarto episodio, mettendo in campo due coniugi infelici che trascinano i loro matrimoni, giunti al capolinea, solo per interessi economici.
ùIl migliore di tutti è senza dubbio il terzo, firmato da Comencini. L’aspetto interessante della vicenda non è legato al solito palazzinaro intrallazzatore che si rivolge a un onorevole per realizzare i propri illeciti profitti, né tantomeno l’idea di un onorevole che, in cambio di una notte d’amore con una donna, è disposto a avallare un’illegalità. La forza dell’episodio è nel personaggio di Eritrea. Prostituta, abituata ad essere considerata solo un mero oggetto sessuale, s’illude che il perfido Sartoletti sia davvero interessato a lei e, ascoltando attentamente i suoi suggerimenti su come comportarsi da signora, entra così nel personaggio della moglie, che quando l’onorevole le salta addosso, non può fare altro che rifiutare le sue avance. Quando, però, l’astuto Sartoletti le svela che le signore, al giorno d’oggi, hanno messe alle spalle i sorpassati pregiudizi borghesi, per stare al passo col tempo, Eritrea si concede all’onorevole. Nel cast Elena Fabrizi, nota come “sora Lella”, nei panni di una suora, saggia e ironica, che assiste Sordi nel terzo episodio.
Per un approfondimento della filmografia prodotta da Dino De Laurentiis si rimanda al volume di Ignazio Senatore “Dino De Laurentiis Da Torre Annunziata ad Hollywood. I suoi film”, edito da La Valle del Tempo.
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