Per superare il dolore per la morte del padre, suicida, le sorelle austriache, Dagmar (Stefania D’Amario) e Ursula (Barbara Magnolfi) sono in vacanza in un albergo della Costiera Amalfitana, gestito dai coniugi Roberto (Vanni Materassi) e Vanessa (Anna Zinnermann).
In un appartamento della zona, un voyeur propone a una giovane prostituta (Danila Tribbi), dietro pagamento, di spiarla mentre fa l’amore con un uomo.
Quando l’amante della donna va via, la squillo è uccisa da un misterioso assassino. Ursula ha delle premonizioni e, dopo aver visto la scena del delitto, chiede, invano alla sorella, di andare via. Due minorenni sono uccisi nella torre dell’albergo mentre facevano l’amore.
Dagmar svela a Filippo Nardi (Marc Porel), un bel dongiovanni, che Marta, la madre, un’attrice famosa, dopo essersi innamorata di un altro uomo, aveva piantato il marito, divenuto impotente, e aveva spedito lei e Ursula in collegio, sin dalla tenera età.
Vanessa, amante di Jenny (Antiniska Nemour), vuole divorziare dal marito, che ha una storia con Stella (Yvonne Harlow), cantante del night club, ritrovata morta in un’aula abbandonata dell’albergo.
Sul finale, si scopre che Ursula, si era identificata a tal punto con il padre da credere di essere lui. Vestita con gli abiti del genitore, uccideva le vittime, dopo che avevano fatto l’amore con una scultura lignea a forma di fallo. Scoperta, muore, cadendo accidentalmente, da una finestra dell’albergo.
A salvare Dagmar, dalla furia della sorella, Filippo che, aveva celato la sua identità di poliziotto della squadra narcotici e arrestato Roberto e Vanessa coinvolti in un traffico di droga.
In questo thriller erotico, diretto da Enzo Milioni, all’esordio, le premonizioni di Dagmar sembrano lasciare spazio a un viraggio della vicenda sul drammatico o nel fantastico, ma il regista abbandona entrambe le piste e mescola, senza convinzione, qualche scena di sesso, un paio di delitti, un traffico di droga e alcune scene che sembrano promosse dall’Azienda del Turismo della costiera amalfitana.
Non è chiaro, come e perché, Ursula si sia identificata con il padre e, nel finale, abbia addirittura allucinato la sorella, chiamandola Marta.
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