La storia vera della signora delle camelie di Mauro Bolognini – Italia – 1981 – Durata 115’

10 Maggio 2026 | Di Ignazio Senatore
La storia vera della signora delle camelie di Mauro Bolognini – Italia – 1981 – Durata 115’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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    Con l’approvazione del padre (Gian Maria Volontè), che riceve in cambio una discreta somma di denaro, la giovanissima Alphonsine Plessis (Isabelle Huppert), si trasferisce dall’anziano signor Bernier, un signore di mezz’età, ricco e laido.  

   Alphonsine si presenta, poi, in chiesa per fare la comunione, ma è aggredita da alcune donne, che l’accusano di destare scandalo perché ha cinto la fronte con una coroncina di fiori di color rosso.

    Il prete (Fabio Traversa) accorre in suo aiuto, e, quando è con lui in sacrestia, lei gli confida che Bermier le chiedeva di spogliarsi nuda.

    Di fronte a queste dichiarazioni, il prete sente risvegliare i propri sensi e l’accarezza in maniera morbosa. Poi, per la vergogna e il rimorso, si impicca.

    Alphonsine si rifugia dal padre, che l’affida a Maxence, un giovane, che vende zucchero filato nelle fiere. Giunta a Parigi, Alphonsine conosce una ragazza che lavora a teatro, che le suggerisce di non svendersi, prostituendosi in strada, ma di puntare in alto e frequentare il fior fiore della nobiltà parigina.

    Decisa a scalare posizioni sociali, Alphonsine diventa prima l’amante di un giovane conte e poi accetta l’invito di trasferirsi a casa del vecchio e danaroso Stackelberg (Fernando Rey), che, vede in lei le sembianze della figlia deceduta. Senza badare a spese, l’uomo, considerandola una sua protetta, accontenta ogni suo capriccio.

   Alphonsine, sposa, poi, il conte De Perregaux (Bruno Ganz), oppiomane, e i due partono insieme per l’Africa. Ben presto, il conte le comunica che le dona la libertà e Alphonsine, senza battere ciglia, gli risponde che utilizzerà il suo titolo, così gli uomini che andranno a letto con lei, dovranno pagarla di più, e che, infine, cambierà il proprio nome in Marie Duplessis.

   Ritrova il padre, che porta con sé nella sua lussuosa villa, come cameriere personale. Ma la tubercolosi è un male che la sta divorando lentamente e, invece, di provare a curarsi, trasferendosi in un luogo più salubre, e cambiando stile di vita, Alphonsine/Marie continua imperterrita a saltare da un amante all’altro.

   Con Alexandre Dumas figlio (Fabrizio Bentivoglio), divenuto suo amante, trascorre gli ultimi momenti di felicità, prima di morire nel suo letto, assistita, amorevolmente, dal padre.

   Il film si chiude, come in apertura; l’opera di Dumas figlio, è rappresentata a teatro cinque anni dopo la morte di Alphonsine, con il padre della fanciulla che elemosina del denaro al giovane scrittore.

   Bolognini traspone sullo schermo il romanzo La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, ispiratrice de La Traviata di Giuseppe Verdi e, grazie ai magnifici costumi di Piero Tosi (premiato con il David di Donatello e un Nastro d’argento) e alla mirabile scenografia di Mario Garbuglia (premiato anche lui con il David e un Nastro d’argento), compone un film decadente, che non scade mai nel calligrafismo estetizzante e di maniera.

   Il regista toscano mescola eros e thanatos e la bellezza di Alphonsine, (morta nel romanzo a ventitré anni) fa da contro-altare alla morte che compare, sin dalle prime battute, con la tosse che divora, giorno dopo giorno, la fragile e cagionevole protagonista.

   Alphonsine è descritta come una donna che, sin da giovanissima, comprende che, per sopravvivere, non può che far leva sulla sua innocente e disarmante bellezza. Non si scandalizza quando il vecchio Bernier le chiede di spogliarsi, né tantomeno quando, poi, prostituendosi, entra a far parte dell’agognata alta società.

    Al padre confida; “Lo sai da cose si riconosce una mantenuta di successo? Non tanto per il palco a teatro, i diamanti, le carrozze e i cavalli, ma per un amante molto giovane che si tiene nascosto, innamorato e senza volontà.”

   Successivamente, quando, verso le ultime battute del film, si reca a casa dall’anziano Stackelberg per chiedergli di ripianare i debiti, aggiunge: Dovrebbe sapere che dilapidare una fortuna per qualcuno significa sentirsi vivo.

   Ambigua la figura del padre, un uomo che, in cambio di denaro, la vende a degli uomini privi di scrupoli, ma, sul finale, si riscatta, standole accanto negli ultimi momenti di vita. Tenera, all’opposto, quella di Stackelberg che ama Alphonsine come la figlia perduta.

     La Huppert, allora ventottenne, non carica il personaggio di Alphonsine e le dona quel giusto alone tragico, che non diventa mai eccessivo e di maniera. Il finale con lei, pallida e esangue che muore, sputando sangue, è da antologia.

     Nel cast Mario Maranzana nei panni di Alexandre Dumas padre, Carla Fracci in quella della protagonista che recita Margherita Gauthier a teatro, e Clio Goldsmith in quelli di Costanza.

 

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