La villa del venerdì di Mauro Bolognini – Italia – 1991– Durata 99’

16 Maggio 2026 | Di Ignazio Senatore
La villa del venerdì di Mauro Bolognini – Italia – 1991– Durata 99’
Schede Film e commento critico di Ignazio Senatore
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   Il giovane sceneggiatore Stefano (Julian Sands) e la moglie Alina (Joanna Pacula), si amano, ma hanno deciso di avere delle avventure extra- coniugali e raccontarsi, poi, le loro scappatelle. Stefano amoreggia con una sconosciuta, incontrata in un bar, ma non dà molto peso alla fugace avventura.

Alina, invece, più inquieta e trasgressiva, ha una relazione più strutturata con Paolo (Tcheky Karyo), un pianista affascinante, e ogni venerdì si reca a casa sua e rientra da Stefano la domenica.

    Stefano dapprima accetta il patto, ma, ben presto, corroso dalla gelosia, inizia a chiedere ad Alina di non lasciarlo da solo. Disperato, va con una prostituta (Sonia Topazio), che batte in strada, ma, la sua mente è altrove.

    Alina rientra la domenica sera e racconta a Stefano le evoluzioni amorose spese con Paolo e gli svela che il suo amante sta diventando sempre più violento e ha iniziato a picchiarla. Gli confida, inoltre, che, con sua grande sorpresa, invece, di ribellarsi, ha provato piacere ed è stata invasa da emozioni mai sperimentate prima. 

   Stefano cerca di anestetizzare il dolore tra le braccia di Luisa (Laura Wendel), amica di famiglia, ma, sempre più tormentato, non comprende cosa spinge Alina ad alimentare una relazione dai chiari contorni sadomaso.

   In una deriva sempre più autodistruttiva, Alina fa l’amore con Paolo nella serra adiacente al proprio appartamento, noncurante che il marito possa scoprirla.

    Stefano comprende che Alina non ha la forza di dare un taglio a questa relazione, nella quale è la vittima e Paolo il carnefice. Compra una pistola, si reca nella villa di Paolo con l’intenzione di ucciderla, ma non trova il coraggio.

   Alina, distrutta e delusa dal comportamento sempre più carico di odio di Paolo, chiude la relazione e ritorna tra le braccia di Stefano.

    In questo dramma borghese, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, pubblicato l’anno prima, dopo La Venexiana, Bolognini sposa nuovamente le atmosfere care al genere soft-erotico e spoglia in più occasioni la tormentata e insoddisfatta Alina che, senza troppi giri di parole, a Luisa confessa che “le piace fare l’amore”.

     In questo gioco perverso, nel corso della narrazione, addirittura i ruoli si ribaltano e Alina fa l’amore con Stefano, come fosse l’amante, e Paolo la picchia come farebbe un marito geloso.

    Per arricchire la narrazione e spezzare le continue confessioni erotiche di Alina al passivo e marito, Bolognini introduce una sotto-storia che vede Stefano aiutare Piero (Marco Di Stefano) a realizzare un film/reportage su una ragazzina che ama sedurre gli uomini, vittima del padre che l’ha indotta a spogliarsi.

   In questa pellicola, che ricalca gli stilemi dell’erotismo patinato, neanche Julian Sands sembra non credere al personaggio che interpreta; Pacula, più nuda che vestita, non sa incarnare quell’eros malizioso, perverso e disinibito di cui si nutre il suo personaggio. Da salvare le note in sottofondo di Eric Satie e del suo immortale Gymnopedie N.1. 

 

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